Campania

Terrorismo, arrestato gambiano fedele a Isis: “Sono un soldato di Dio”

NAPOLI – Si trovava in un Centro per l’Accoglienza di Richiedenti Asilo in Puglia Sillah Ousman, il 34enne del Gambia arrestato a Napoli nel corso di un’operazione congiunta di Questura, Digos e carabinieri di Napoli, coordinati dalla procura della Repubblica di Napoli. 

Sillah era partito dal Gambia alla volta della Libia, insieme a un altro gambiano, il 22enne Alagie Touray, già arrestato ad aprile. Insieme avevano partecipato a un addestramento militare in un campo mobile dove si formano i futuri soldati o kamikaze del Daesh. Nel dicembre del 2016 erano saliti su un barcone diretto in Italia ed erano arrivati sulle coste siciliane, a Messina. Touray era stato trasferito a Napoli; Sillah in Puglia

I due erano riusciti a progettare insieme un atto terroristico in Europa, presumibilmente in Francia oppure in Spagna

Sillah, di cui gli inquirenti tracciano il profilo di una persona “fragile psicologicamente, un soggetto borderline” che nella stanza del Cara in cui era accolto si era trovato spesso a far finta di usare armi, compresi mitra, con cui inscenava attacchi, mimava scene di esplosioni o di cambattimenti. Era lo stesso Sillah a esternare la sua fidelizzazione all’Isis: nelle intercettazioni raccolte, il gambiano al telefono con la moglie si definisce un “soldato di Dio”.

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Un addestramento militare in Libia “ovvero un percorso di formazione alla guerra, al termine del quale c’era un giuramento collettivo a Daesh”. Sono i dettagli dell’operazione che ha portato questa mattina all’arresto del 34enne del Gambia Sillah Ousman, residente in un Centro per l’Accoglienza dei Richiedenti Asilo in Puglia, rivelati dal comandante del raggruppamento operativo speciale dei carabinieri, il generale Pasquale Angelosanto. 

“In quei campi d’addestramento militare – ha spiegato – si individuavano tre diversi ruoli organici interni a quel gruppo dell’Isis: i soldati, pronti a combattere nei teatri di guerra in nome dello Stato Islamico, i kamikaze e i soldati con l’opzione suicida, cioè pronti ad immolarsi trasformandosi in kamikaze”.

Dal Gambia, nel 2016, era partita una vera e propria campagna di reclutamento per soldati dell’Isis: in 13 o 14 sarebbero partiti alla volta della Libia, diretti al campo di addestramento militare. Per gli inquirenti alcuni sarebbero morti in Libia, altri sarebbero ancora liberi.

L’operazione ha svelato alcuni scenari nuovi nella lotta al terrorismo internazionale: per la prima volta, infatti, un uomo che è stato addestrato per combattere con Daesh è stato interrogato prima di commettere un attentato terroristico, dopo aver prestato fedeltà all’Isis e aver seguito un addestramento per almeno due mesi. Nel corso dell’interrogatorio, tra l’altro, Sillah avrebbe seguito gli schemi dello Stato Islamico, così come descritti nel manuale di addestramento di Daesh. Questa ed altre informazioni saranno trasferite ai reparti antiterrorismo di Francia, Germania e Spagna e altre strutture europee, nel corso di un vertice che si svolgerà nei prossimi giorni. Sia Sillah che Turay erano due soldati dell’Isis e per la prima volta un’operazione italiana ha permesso di indagare sui teatri di guerra libici e in zone ad alta radicalizzazione, rendendo i corpi di sicurezza del nostro Paese quanto mai vicini alle dinamiche di un altro continente. 

Sillah, come Touray, aveva mostrato la sua fedeltà all’Isis, spiegando di “sentire la voce di Allah” e definendosi “un soldato di Dio”. L’arresto di Touray del 20 aprile scorso, tra l’altro, era apparso su una rivista, organo di stampa dello Stato Islamico.

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25 giugno 2018
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