Shopping in rete, così si rilancia il commercio tradizionale

BOLOGNA – Regola numero uno: non improvvisare, ma pianificare con attenzione le proprie mosse. Regola numero due: fissare un budget, da utilizzare per lo più per azioni di marketing che portino visitatori sul proprio sito. L’e-commerce non ha più segreti per gli oltre 200 associati di Confesercenti che oggi hanno partecipato al seminario promosso dall’associazione a Bologna per esplorare il territorio, per molti ancora sconosciuto, delle vendite on line. In effetti, contandoli per alzata di mano, non sono molti quelli che, tra i partecipanti alla giornata di approfondimento, si sono già dotati di una propria piattaforma per le vendite on line. La curiosità è tanta, anche perché il web può realmente, come dimostrano i dati di una recente indagine realizzata da Confesercenti, rappresentare un’opportunità di rilancio della propria attività, aumentando la platea dei clienti e creando nuove occasioni di mercato. Di certo, avverte Giovanni Cappellotto, l’esperto chiamato da Confesercenti per dare, assieme ad altri relatori, i rudimenti del commercio in rete, “non essere presente on line per le imprese può voler dire non esistere: è una scelta obbligata”, un compito nel quale cimentarsi. E non è detto che lo sbarco in internet debba avvenire subito in grande stile, con un sito ‘top di gamma’.

foto4giornata24novSi può, innanzitutto, fare alcune semplici mosse per garantire visibilità alla propria attività su app e motori di ricerca: rivendicando la prorpia scheda su piattaforme come ‘Google my business’, ‘Apple maps connect’ o Yelp, in modo da poter essere ‘geolocaloizzati‘ con facilità da potenziali clienti. Poi, si possono sfruttare le potenzialità dei grandi market place, come Amazon o Ebay, magari per vendere le rimanenze. L’importante è che le informazioni che si mettono in rete siano chiare e precise. Insomma, bisogna evitare di muoversi nello stile che un altro esperto, Roberto Fumarola, definisce ‘armata Brancaleone’, cioè improvvisando e senza una strategia precisa. Il rischio, avverte Luca Barbieri, specializzato in startup, è di compromettere la propria “reputazione digitale”, merce preziosa per le imprese del web, che si guadagna grazie ai feedback positivi dei clienti. Insomma, il successo di un’attività di e-commerce, più o meno strutturata, è mix di diversi ingredienti, dove tutto, dall’annuncio, all’imballaggio, passando per la logistica (una componente fondamentale della riuscita e del gradimento del servizio da parte dei clienti) deve essere curato con attenzione. Ma quanto costa aprire un proprio sito di e-commerce? La risposta, in realtà, non è così immediata. “Dipende”, avverte Fumarola. Da cosa? Da quanto decidi di curare l’operazione.

L’importante è fissare un budget preciso e su quello modellare il proprio intervento, tenendo presente una cosa: più che investire nel layout del sito, bisogna concentrare gli sforzi per avere un buon livello di traffico. In poche parole, un sito bellissimo con poche visite non vale niente: il consiglio è spendere il 30% del budget per il portale e di puntare il restante 70% sul marketing per aumentare il numero di visitatori. La logica dei numeri, del resto, è implacabile: le statistiche dicono che a comprare è lo 0,8% di quanti visitano un sito di e-commerce. “Per questo c’è bisogno di traffico”, spiega Fumarola. Il passo successivo è cercare di fidelizzare i clienti, tracciandone i movimenti e anticipando quelle che possono essere le loro esigenze. Il resto lo fanno i social, il cui contributo alle campagne di promozione può essere determinante. “L’interesse verso questo nuovo sistema di vendita c’è- nota il direttore di Confesercenti Emilia-Romagna, Stefano Bollettinari- l’obiettivo è fornire ai nostri iscritti degli strumenti operativi per fare delle scelte ragionate e affrontare questa nuova sfida con consapevolezza e informazioni mirate”.

“Il nostro mondo sta vivendo una fase di trasformazione molto forte. Non si può più prescindere dalla rete e dai nuovi sistemi di comnunicazione”, osserva Massimo Zucchini, presidente di Confesercenti Bologna. “Le aziende soffrono la concorrenza, se non si affrettano a sfruttare le opportunità offerte da internet, faranno ancora più fatica”, aggiunge. Chi sul web è sbarcato già da dieci anni è il presidente regionale dell’associazione del commercio, . “Il sito mi ha aiutato a contrastare la crisi compensando il calo delle vendite nei negozi tradizionali”, spiega Manzoni, che gestisce un’attività storica di cappelleria di alta gamma e grazie alla rete ormai vende in tutti i continenti. “Il 90% delle vendite si concentra in Italia, ma il 10% va nel resto del mondo. E pensare che mi occupo di un articolo, i cappelli, un prodotto antico che sembra l’antitesi stessa di internet, ma che sulla rete ha trovato una sua nicchia di estimatori”, conclude.

Vania Vorcelli

giornalista professionista

24 Nov 2015
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