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Villa Romana sommersa nel mare greco, Iscr: “Pronti a restauro”

ROMA – Una villa romana sommersa nel mare della Grecia, un patrimonio archeologico a pochi metri di profondità proprio di fronte al porto antico di Epidauro, la città che custodisce l’antico teatro sito Unesco. È qui che l’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro (Iscr) ha portato la sua esperienza in fatto di archeologia subacquea e soprattutto di conservazione e valorizzazione dei siti sommersi. Una competenza messa in campo già dal 2001 per alcuni siti italiani, come quelli di Baia e di Torre Astura, e che oggi arriva in Grecia grazie al progetto europeo BlueMed per lo sviluppo e la gestione di musei e parchi marini, per favorire così un turismo responsabile nei siti costieri e nelle isole del Mediterraneo (@BlueMedProject).

È stata proprio la Soprintendenza del Mare greca, partner del progetto coordinato dalla Grecia – regione della Tessaglia – e a cui partecipano universita’ e istituti di ricerca di Cipro, Spagna, Croazia, Francia e Italia, a chiedere all’Istituto italiano di organizzare un workshop a Epidauro. “I nostri partner greci ci hanno messo a disposizione questo importante sito sommerso– racconta all’agenzia Dire Barbara Davidde, archeologa e coordinatrice del progetto per l’Iscr- Si tratta di resti di strutture murarie di una villa romana risalente all’età imperiale, ma ancora da scavare, che si trova a circa un metro e mezzo, due metri di profondità”.



Lo scopo del progetto BlueMed è fornire delle linee guida comuni a tutti i Paesi del Mediterraneo per una migliore gestione, conservazione e fruizione di questo patrimonio culturale comune. “In questo quadro- dice ancora Davidde- Italia e Grecia hanno deciso di attivare un protocollo d’intesa tra la Soprintendenza del Mare greca e il nostro Istituto Superiore per effettuare un aggiornamento a favore dei colleghi della Soprintendenza archeologica e anche dei restauratori dell’Istituto del restauro greco, attraverso un workshop dedicato alla conservazione delle strutture sommerse in situ”.

Nota per il suo teatro che ancora ospita rappresentazioni, Epidauro era un centro importante sia in età ellenistica che romana, spiega la restauratrice, “tant’è che lungo la costa erano presenti ville marittime e insediamenti produttivi. Per i movimenti della terra e per il cambiamento del livello del mare, adesso queste strutture costiere sono conservate sott’acqua”. Due giorni di lezioni teoriche presso la Scuola archeologica italiana di Atene, che ha ospitato il workshop e, dopo aver appreso metodi e tecniche di restauro subacqueo e uso dei sistemi di rilevamento sott’acqua, il corso è proseguito direttamente sul sito sommerso.



“Abbiamo preso visione della villa e selezionato alcuni settori dove fare prove pratiche che hanno interessato il pavimento e il muro in laterizio”, spiega Davidde. I partecipanti hanno eseguito la pulitura e il consolidamento con malte idrauliche testate negli anni e con strumenti già sperimentati dall’Istituto Superiore. “Li abbiamo progettati insieme al dipartimento di Ingegneria dell’Università della Calabria guidato da Fabio Bruno, con il quale collaboriamo da molto tempo”.

Dopo il workshop, la Soprintendenza del Mare greca ha chiesto ufficialmente all’Iscr di proseguire il programma di restauro e formazione del personale, prolungando le attività sulla villa di Epidauro sia attraverso lo scavo che procedendo al restauro. “Ormai, come Istituto abbiamo competenze e conoscenze che a oggi possiamo dire uniche- dice Davidde- perché nessun altro al mondo fa questo lavoro sott’acqua, per questo i Greci ci hanno chiamato a farlo”.

Ora, Iscr e Scuola archeologica italiana di Atene metteranno a punto un protocollo d’intesa comune per realizzare queste attività. “Bisogna trovare i fondi- aggiunge infine- ma sicuramente ci saranno opportunità e pensiamo di proseguire il progetto il prossimo anno“.

24 luglio 2017

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