Uno bianca, Zuppi: "Il perdono non è automatico ma bisogna andare oltre" - DIRE.it

Emilia Romagna

Uno bianca, Zuppi: “Il perdono non è automatico ma bisogna andare oltre”

BOLOGNA – Il perdono “non è mai un interruttore”. Ma, anche faticosamente, bisogna riuscire ad “andare oltre”. E’ l’invito che l’arcivescovo di Bologna, Matteo Zuppi, fa oggi alla commemorazione in ricordo delle vittime della strage di via Gobetti per mano della banda della Uno bianca, 26 anni fa. Nei mesi scorsi, è emerso che Zuppi intrattiene un rapporto epistolare con Alberto Savi, uno dei killer della banda. “Preferisco non parlare di questo- risponde però l’arcivescovo, a margine della cerimonia, ai cronisti che gli chiedono se lo scambio prosegue- credo ci sia un legame personale e anche una ricerca interiore, non è nè la mia nè la sua volontà che se ne parli”. Zuppi ci tiene però a ribadire il concetto espresso proprio oggi dal figlio di una delle due vittime della comunità sinta uccise dalla Uno Bianca. E cioè, la necessità di “andare oltre”. Sono parole “importanti- afferma l’arcivescovo- il rischio di restare condannati a quello che è successo purtroppo è la conseguenza di non riuscire ad andare oltre. E l’unico modo per farlo è il perdono e la giustizia, non c’è dubbio”. I parenti delle vittime, però, hanno più volte detto di non essere disposti a perdonare i killer della banda. E Zuppi capisce la difficoltà.

“Il perdono non è mai un interruttore- ammette l’arcivescovo- è sempre un itinerario difficile ed è sempre legato alla sofferenza di un’assenza e a un’evidente ingiustizia subita. Il perdono non è mai facile, per nessuno. E dobbiamo sempre rispettare la fatica e la difficoltà, ma ci sono anche esperienze al contrario di come faticosamente si è riusciti ad andare oltre. Ma non è mai una cosa automatica”. Allo stesso modo, sottolinea Zuppi, “il perdono non vuol dire non avere giustizia. Nessuno di noi vorrebbe un perdono che significa far finta o permettere che altri subiscano lo stesso. Ma anche, non c’è giustizia senza il perdono. Oggi ricordare questa violenza terribile, che hanno subito Patrizia e Rodolfo, serve anche per non dimenticare, per non accettare mai nessun pregiudizio e combattere la violenza”. Alla vigilia del Natale, aggiunge l’arcivescovo, “è un impegno per tutti. Anche Nostro Signore si trova subito a rischiare la violenza: pensiamo alla strage degli innocenti. Ci aiuta anche a non abituarci mai a ogni tipo di violenza”.

di Andrea Sangermano, giornalista professionista

23 dicembre 2016
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»