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Scuola, Alberto Veronesi: “Musica sia più presente tra aule”/ Video

ROMA – “Penso che le istituzioni musicali che abbiamo in Italia, che sono di primissimo ordine, debbano essere molto più presenti nel cuore vivo della vita della cultura che sono le scuole”. Lo ha detto il direttore d’orchestra Alberto Veronesi, interpellato dall’agenzia Dire sull’importanza della musica nelle scuole, a margine della presentazione al Senato della terza edizione del ‘Nuovo Cinema Puccini Garden’, la kermesse cinematografica e teatrale a ingresso libero inserita all’interno della programmazione dell’Estate Fiorentina. Il festival si protrarrà fino al 31 luglio.

“Noi per esempio come Festival Puccini– ha spiegato- abbiamo organizzato un progetto sui giovani e sulle scuole, coinvolgendo quest’anno oltre 10mila ragazzi che addirittura sono impegnati a creare scenografie per le opere, che entrano nel meccanismo di fare musica e anche nella gioia del fare musica. Credo che questo vada esteso in maniera sistematica su tutto il territorio nazionale e, visto che nel nostro Paese abbiamo appunto la presenza di enti di primissimo ordine, si tratta solamente di mettere in rete ciò che già c’è con le scuole. Ma credo che sicuramente il ministro dell’Istruzione, Valeria Fedeli, si stia muovendo su questa linea”.

Anche nella Legge sulla Buona scuola, ha proseguito Veronesi, c’è “almeno l’idea di mettere la musica quale momento di crescita dei giovani. Un momento che sappiamo essere estremamente importante, di crescita emotiva, culturale, intellettuale e soprattutto sociale del giovane ragazzo, che con la musica entra nella socialità e nel mondo in maniera non critica ma costruttiva. Quello che stupisce della musica è infatti proprio l’elemento alla costruttività, alla creatività e al vedere il mondo in maniera positiva. Perché, laddove questo manca, si nasconde il rischio della dispersione”.


Veronesi e gli esami di maturità

Intanto sono in corso gli esami di maturità... Lei ha un ricordo di quel momento? E quando ha capito che la musica sarebbe diventata la sua vita? “Io ho un ricordo molto antico, perché per me la musica è tutto- ha risposto il direttore d’orchestra- quando ero piccolissimo, a 4/5 anni, sentivo alcuni dischi di musica classica e ne venivo totalmente avvinto, con delle sensazioni che ancora oggi ricordo molto precisamente. Nel mio caso credo ci sia qualcosa di più, di coinvolgimento nel fatto musicale, che poi dopo crescendo è diventato pianoforte, composizione, poi ho iniziato a dirigere i cori e finalmente sono diventato direttore d’orchestra, fino a ricevere incarichi dirigenziali di enti”.

Tutto questo, per Alberto Veronesi, è stata “una scoperta meravigliosa. Ricordo che già a 10/12 anni mi mettevo su uno sgabello e dirigevo un’orchestra in maniera ideale- ha raccontato ancora- E devo dire che da lì è nata questa passione immensa”.

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Ma che rapporto ha avuto con gli esami che ha dovuto affrontare nella vita? “Ho affrontato gli esami sempre con grande dedizione- ha risposto il direttore d’orchestra- e in questo devo dire che c’è stato un grande insegnamento da parte di mio padre (l’oncologo Umberto Veronesi, ndr) sulla scuola e sul rendimento. Mio padre consentiva qualsiasi cosa, qualsiasi eccentricità possibile era tollerata in famiglia, tranne il rendimento scolastico. Per mio padre essere normali significava essere almeno un 30% avanti a tutti gli altri, lui aveva questa nozione per cui bisognava essere almeno i ‘numeri uno’ sullo studio. Questo c’è stato inculcato in maniera molto puntuale e devo dire che anche i mie fratelli sono tutti estremamente affermati nel loro campo, proprio in virtù di questa preparazione enorme sullo studio”.

Ha infine concluso Alberto Veronesi: “Per mio padre bisognava insomma essere sempre superiori, avere sempre qualcosa in più da dire e non limitarsi a imparare la lezione. Ecco, questo era importante per mio padre”.

 

23 giugno 2017

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