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Esami di maturità: Giorgio Caproni, chi era il maestro di Rovegno

GIORGIO CAPRONIROMA –  Uscite le tracce della prima prova della maturità, si riscopre Giorgio Caproni, poeta sconosciuto ai più per colpa dei programmi ministeriali mai terminati nell’ultimo anno di scuola.

Maestro elementare per forza e per vocazione, classe 1912, un passato da violinista e compositore, livornese di nascita, genovese di provincia per adozione, agli inizi della sua carriera elegge la frazione Loco Rovegno come sua ‘piccola patria’.

È lì che conosce la fidanzata Olga Franzoni, morta di setticemia poco prima delle nozze, evento che lo fa sprofondare in una grave crisi psicologica.

Giorni difficili in cui confessa al poeta Carlo Betocchi la tentazione di farla finita con la poesia, dopo i primi versi composti nel corso del servizio militare confluiti nella sua prima plaquette ‘Come un’allegoria’.

Superata la crisi grazie alla moglie Rosa Rettagliata, riprende a scrivere, sovrapponendo nel suo immaginario le due donne. È il tempo della sua seconda plaquette ‘Ballo a Fontanigorda’.

Con la guerra decide di trasferirsi a Roma (1938) dove continua ad insegnare in una scuola elementare di Trastevere fino al giorno della chiamata alle armi. Da Mentone a Vittorio Veneto, quelli della guerra sono anni di continui spostamenti. Dopo l’8 settembre entra nella resistenza partigiana in Val Trebbia e l’orrore e le violenze di quei mesi gli ispirano i racconti della saga partigiana, tra cui ‘Il labirinto’ e ‘I lamenti’.

Tornato nella Roma del dopoguerra, stringe rapporti con Bigiaretti dell’ufficio stampa dell’Olivetti a cui dedica ‘Le biciclette’.

Spesso ospite della rassegna radiofonica ‘L’approdo’ grazie a Betocchi, diventa amico di Pier Paolo Pasolini e Bertolucci che patrocina il suo approdo alla Garzanti.

Dal 1966 al 1972 è consulente editoriale della Rizzoli e dal 1958, l’anno in cui Betocchi assume l’incarico di redattore nella trasmissione radiofonica ribattezzata ‘L’Approdo letterario’, si moltiplicano le letture radiofoniche delle sue poesie.

Iniziano gli anni in cui Caproni si sperimenta come traduttore e giornalista letterario, vicino al partito socialista con collaborazioni attive nelle testate di sinistra, come ‘Avanti!’ e ‘Mondo Operaio’.

Negli anni Settanta e Ottanta si moltiplicano i viaggi all’estero mentre arrivano numerosi riconoscimenti e premi: un primo Viareggio per ‘Stanze della funicolare’, il premio selezione Marzotto per ‘Il passaggio d’Enea’, un secondo Viareggio per ‘Il seme del piangere’ e il Chianciano con il ‘Congedo del viaggiatore cerimonioso & altre prosopopee’. E ancora il premio Librex Eugenio Montale per la poesia e il premio Antonio Feltrinelli dell’Accademia nazionale dei Lincei, i premi Chianciano, Marradi Campana e Pasolini per ‘Il Conte di Kevenhüller’, una laurea honoris causa in lettere e filosofia ricevuta da Carlo Bo, rettore dell’Università di Urbino e la cittadinanza onoraria di Genova nel 1985.

Con la svolta de ‘Il muro della terra’ che inaugura la trilogia del ‘Grande Caproni’ amplia la propria sfera di influenza nella poesia contemporanea. Muore a Roma il 22 gennaio 1990 nella sua casa di via Pio Foà e viene sepolto nel cimitero di Loco, dove riposa accanto alla moglie Rosa (indicata con il nome Rina), morta nel 1993.

di Annalisa Ramundo, giornalista

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21 giugno 2017

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