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Un’italiana nella tragedia della favela di Rocinha: “Coprifuoco da giorni, schiavi della paura”

NAPOLI – Rocinha come “piccolo campo”. Quello, in Brasile, dove una folta comunità di persone resiste da oltre 40 anni al narcotraffico. Quel “piccolo campo” si è trasformato in una favela, una delle baraccopoli più grandi del Sudamerica, dove oggi vivono oltre 250mila persone. Nel 2011, per contrastare la guerra dei narcos, la comunità di Rio De Janeiro è stata occupata dall’Unità di Polizia Pacificatrice, l’Upp, un intervento che però non ha risollevato la comunità dalla povertà, dall’assenza di servizi e di infrastrutture. “E dalla scorsa domenica, all’alba, è scattato il coprifuoco”.

Barbara Olivi è italiana e da 20 anni vive in una delle 1024 favelas di Rio, la Rocinha, dove ha costruito l’associazione “Il Sorriso dei Miei Bimbi”. Raggiunta al telefono dalla DIRE, la voce di Barbara è interrotta dal passaggio di camionette delle forze dell’ordine che presidiano il territorio.

“La situazione ora è drammatica – racconta – e alcune zone della favela, presidiata dalla polizia e dalle bande di narcotrafficanti, sono senza luce e senza acqua potabile da 6 giorni. Si vive in una sorta di coprifuoco con la guerra tra le bande di narcos che è stata superata dall’intervento della polizia. In realtà c’è una piccola autarchia, come nelle altre favelas: la polizia ciclicamente cerca di ristabilire la normalità ma non dà strutture e servizi alla comunità”.

All’alba di quest’oggi, un autobus ha preso fuoco provocando alcuni feriti “ma la cosa più grave – dice Barbara – è che oramai la gente scappa, si semina il panico per un nonnulla, si corre senza una meta. I nostri bambini hanno voglia di uscire. Sono prigionieri della paura perché purtroppo la cronaca di Rio de Janeiro è piena di vittime innocenti, anche solo per le pallottole vaganti”.

"il sorriso dei miei bimbi"_brasileCon l’avvio di progetti per l’educazione e spazi dedicati ai più piccoli, il narcotraffico è diventato sempre più un fenomeno di nicchia: “Si pensi – stima Barbara Olivi – che meno dell’1% di chi vive in questa comunità ha contatti con il narcotraffico. Purtroppo le lotte intestine tra i narcos, e quelle tra loro e la polizia, hanno finito per coinvolgere gli abitanti. A dire il vero, ci sono tanti ragazzi che per ignoranza o per una mancata opportunità, vengano trucidati perché trascinati in una lotta che non è la loro. E’ una guerra per il potere e loro muoiono per arricchire gli altri”.

favela rocinhaPer parlare al telefono, senza i rumori della città, Barbara deve lasciare le strade strette della baraccopoli. Si sposta, lungo una strada principale, dove forse c’è una via d’uscita al terrore. “E’ appena passata una famiglia, cercavano riparo in associazione per il bambino che portavano in braccio”. E’ proprio verso i più piccoli che si rivolgono le attività della onlus che la donna ha fondato, realizzando una scuola materna, un caffè letterario, un certo del volontariato e Casa Jovem, spazio dedicato a programmi di alfabetizzazione e rinforzo scolastico.

I nostri bambini hanno bisogno di vivere la loro infanzia, di godersi il loro diritto alla vita, al gioco. Vengono da noi per essere coccolati e protetti ed esternare tutti i traumi che stanno vivendo. Siamo convinti – spiega – che solo l’educazione possa cambiare la vita di questi bambini e di questi giovani, salvarli dal narcotraffico”. E “Il Sorriso dei Miei Bimbi” non è l’unica associazione che cerca di dare una risposta a chi è costretto a vivere nelle favelas, tra povertà estrema e assenza di servizi. “Siamo in tanti – racconta Barbara -, c’è molta solidarietà tra gli abitanti, c’è voglia di gridare al mondo i propri diritti. Qui esiste la morte, è vero, ma tutti insieme proviamo a contrapporvi l’educazione“.

di Nadia Cozzolino, giornalista

22 settembre 2017

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