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Giro: “Il Sahel offre opportunità, ma bisogna battere il terrorismo”

ROMA –  “L’Africa occidentale e in particolare la regione del Sahel sono una frontiera sensibile per noi, per le sfide migratorie e della sicurezza che si impongono con schiacciante evidenza”. Questo il punto di partenza del viaggio del Sottosegretario agli Affari esteri Mario Giro in Guinea Bissau, Guinea Conakry e Burkina Faso, dal 17 al 20 gennaio scorso, che Giro racconta in un colloquio con la DIRE.

Mario-Giro

Tre tappe importanti, che rientrano “nel quadro dell’aumento degli aiuti italiani alla cooperazione e del sostegno alle imprese e del made in Italy”. Perche’ lo Stivale, come spiega alla DIRE il Sottosegretario, “vuole aumentare la lista dei propri partner economici”, e questi tre paesi in particolare “ci interessano molto dal punto di vista strategico“.

Viaggio, pero’, anche dal profondo significato diplomatico: “Con la Guinea Conakry l’Italia condivide relazioni di lunga data: noi siamo stati il primo paese a riconoscerne l’indipendenza, nel 1958, sebbene avesse icnotrato il disaccordo della Francia. Questo la popolazione lo ricorda, fa parte della loro storia”. E Giro sottolinea anche la forte presenza delle ong italiane, tra cui il programma Dream della Comunita’ di Sant’Egidio – nato per sconfiggere l’Aids, e ora impegnato anche contro la recente pandemia di Ebola – “che fornisce l’unico laboratorio per l’analisi molecolare in tutto lo stato”.

Anche la Guinea Bissau, pur essendo un paese piccolo, ha tante risorse naturali “e quindi presenta forti possibilita’ di crescita. Le due Guinee- evidenzia il Sottosegretario agli Affari esteri Mario Giro con la DIRE- sono terreni vergini in cui si puo’ lavorare molto”. E annuncia che a entrambi i paesi ha confermato la cancellazione del debito nel quadro degli impegni assunti nel Club di Parigi: 19 milioni di euro a Conakry, 89 milioni a Bissau.

Infine l’ultima tappa: il Burkina Faso: “ho voluto esprirmere di persona il cordoglio del Governo italiano- dopo l’attentato del 15 gennaio nella Capitale- e ho voluto anche incontrare Gaetano Santomenna che in quella strage ha perso tutta la famiglia: la moglie, il figlio, la suocera e una cognata”, spiega Giro. Santomenna e’ il proprietario del ristorante Le Cappuccino, il primo bersaglio dei terroristi.

“E’ un uomo prostrato dal dolore ma forte. Vive da tanti anni in Africa, e rappresenta bene quei nostri concittadini all’estero che lavorano tanto e sono riusciti a costruirsi una posizione- dice il sottosegretario- Le Cappuccino e’ il locale più frequentato della citta’” tiene a ricordare il Sottosegretario, visibilmente colpito da quest’ultimo incontro. La visita del sottosegretario della Farnesina ha avuto anche una forte valenza strategica: “con i rispettivi capi di Stato, premier e ministri degli Esteri dei tre paesi ho parlato della sicurezza. Tutti si aspettano sostegno da parte dell’Italia, attraverso un maggiore scambio di informazioni attraverso i nostri servizi di intelligence. Inoltre- spiega ancora Giro- auspico la creazione dell’ambasciata italiana a Conakry, Bissau e Ouagadougou: capisco le ristrettezze di bilancio, ma e’ necessario creare una presenza stabile e continua soprattutto in queste aree”, fondamentale per combattere al meglio il terrorismo dilagante.

“Ho avuto un lungo scambio col presidente Christian Kabore’, che si e’ detto molto preoccupato: tutti lo sono. Si teme la penetrazione dell’islam wahabita– che noi chiamiamo integralista- la cui presenza comincia a percepirsi. Attraverso, ad esempio, le donne completamente velate di nero, che non fanno parte della tradizione dell’islam africano. I musulmani sono sotto shock, perche’ non si riconoscono con questa versione araba cosi’ fondamentalista”, spiega il Sottosegretario agli Affari esteri Mario Giro alla DIRE. Pertanto serve potenziare il dialogo interreligioso e la tolleranza: “Ho visto anche il cardinale di Ouagadougou, al quale ho chiesto espressamente di aumentare le iniziative che la chiesa cattolica ha avviato in questa direzione”, segnala Giro. Il terrorismo jihadista sta continuando a seminare morti: negli ultimi giorni e’ stata colpita l’Indonesia, la Libia, il Pakistan, la Turchia, e proprio ieri l’Egitto e la Somalia: “l’offensiva prosegue, non risparmia nessuno e credo ci dobbiamo aabituare a questa fase. Dobbiamo rimanere lucidi e non perdere la testa, tuttavia- ammonisce il sottosegretario- questa fase non finira’ fin quando non tornera’ la pace in Siria, o perlomeno una tregua”, perche’ piu’ che una guerra di religione, “si tratta di uno scontro per ottenere l’egemonia sul Medio oriente”.

Ma per Giro bisogna anche non trascurare la Tunisia e il Libano, “stati piccoli ma che sono ora il simbolo di una convivenza che ancora resiste, e di una democrazia compiuta, che include l’alternanza”. Le rivolte di piazza che animano varie citta’ tunisine da sabato scorso “sono frutto di un disagio socio-economicomolto forte”, a cui serve una risposta.

Infine, non si puo’ non citare la Libia, in cui l’Isis sta conquistando terreno mentre i governi di Tripoli e Tobruk ostacolano l’insediamento del nuovo esecutivo di unita’ nazionale, che ha visto la luce lunedi’: “Siamo moderatamente ottimisti sul futuro della Libia- dice il Sottosegretario agli Affari esteri Mario Giro alla DIRE- e speriamo che il nuovo esecutivo si stabilisca anche fisicamente nella Capitale, e diventi operativo presto. Roma- garantisce Giro- continuera’ ad aiutare questo processo di transizione politica, e quando finalmente sara’ concluso riprenderemo il dialogo bilaterale”. E sulla possibilita’ di un intervento militare contro le postazioni di Daesh? “Vedremo quello che ci chiedono i libici”, conclude il Sottosegretario agli Esteri.

di Alessandra Fabbretti

22 gennaio 2016

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