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I ragazzi del cinema America: “Sgombero fallito”, la solidarietà dei registi

Foto da Facebook 'Cinema America Occupato'

Foto da Facebook ‘Cinema America Occupato’

ROMA – “Siamo appena scesi dal Tetto del Cinema America, dove per due giorni si sono susseguite proiezioni, ragazzi che studiavano, dibattiti e partite della Roma e che abbiamo lasciato più pulito di come lo abbiamo trovato, con anche i verticali di scarico dell’acqua piovana sturati, così da poter, nel piccolo, continuare a contribuire alla sua salvaguardia”. Lo comunicano, in una nota, i ragazzi del cinema America, che aggioungono: “L’America ha pertanto nuovamente ripreso vita con la sua destinazione d’uso, la quale risulta nuovamente minacciata dal ricorso al TAR, che inizerà con la prima udienza giovedì 26”.
I ragazzi riportano anche le parole di Francesca Archibugi che, dal tetto del Cinema, ha dichiarato: “E’ il momento per noi di stare zitti e ascoltarli, anche l’amministrazione dovrebbe farlo”.
E Ivan Cotroneo: ” Il sindaco aveva fatto delle promesse, avrebbe dovuto rispettare i patti. Invece mi sbagliavo, sono rimasto deluso, non quanto i ragazzi, ma deluso”.

Ancora, Mario Martone: “Se il tetto di questo cinema adesso sono le stelle, vuol dire che niente potrà fermare i ragazzi del Cinema America: amministratori, guardate la realtà e ascoltate quello che vi dicono questi ragazzi!”.

“Su una cosa però abbiamo concordato tutti- continua la nota- l’amministrazione comunale ha chiuso ogni dialogo con questa esperienza e non sta tutelando le sale cinematografiche, sia quelle attive che non attive. E noi, con il mondo cinematografico, dichiariamo che saliremo sui tetti anche delle altre sale dismesse per farle rivivere e per riportare in vita in questi luoghi abbandonati, dormendo nelle tende e proiettando in ogni dove film e documentari, perchè questa è la Capitale del Cinema e come tale va fatta vivere e rivivere”.

Infine, “Pretendiamo incentivi e azzeramento degli oneri per la gestione e riapertura delle sale– sottolineano i ragazzi- assieme ad una tassazione fiscale speciale per chi abbandona questi storici edifici, che rappresentano, se chiusi, negazione di servizi sociali e culturali per tutti i territori”.

 “Qual’è stata la risposta del Sindaco? La polizia e la DIGOS. Richiuse le nostre cose- concludono- pulito il tetto, tra i saluti ed i cornetti dei residenti, è arrivata la PS, sottolineando di essere stata sollecitata ad intervenire con la celere dal Sindaco e dal suo gabinetto, oltre che dalla proprietà. Peccato che appunto, come dichiarato, la nostra gentile protesta era già stata conclusa ed hanno solo trovato le scale del condominio ospitante ancora bagnate e pulite dal nostro mocio. Se la cultura non ha un tetto, la cultura sale sui tetti“.

21 marzo 2015

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