Rosati: “Ora Arsial è sana e pronta per altri compiti”

Il presidente dell'agenzia ha le idee chiare sul da farsi e le ha illustrate in un'audizione alla commissione regionale Ambiente e Agricoltura
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

ROMA – Il giro di boa del risanamento e’ stato effettuato e ora l’Arsial è pronta a nuove sfide per rendere sempre più protagoniste le aziende del Lazio nel grande mercato dell’agroalimentare. Il presidente dell’agenzia, Antonio Rosati, ha le idee chiare sul da farsi e le ha illustrate in un’audizione alla commissione regionale Ambiente e Agricoltura: “La sfida per giustificare la presenza di un’agenzia l’abbiamo vinta, a questo punto mi piacerebbe un’agenzia di ‘stampo tedesco’, oggi siamo di ‘stampo romano’- ha detto- Finita la fase del risanamento, se il Consiglio e l’assessorato lo vorranno, siamo pronti per qualche altro compito in modo da potere fare più sistema”.

I campi da esplorare non mancano, come anche le opportunità da cogliere. Tra questi, quello dell’assistenza tecnica “perché la nostra sfida è divulgare i prodotti migliori- ha spiegato Rosati- Il mercato del biologico raddoppia il fatturato, c’è un’enorme domanda di meno chimica, le aziende lo hanno capito ed ecco la scommessa da giocare affinché si possano divulgare le scoperte e il lavoro. Mi piacerebbe avere più risorse per fare più borse di studio”.

E a proposito di scuole: “Abbiamo messo in rete il sistema alberghiero- ha continuato Rosati- Oggi le scuole alberghiere sono in overbooking perché le famiglie e i ragazzi hanno capito che il cibo italiano e l’agricoltura tirano e offrono tante prospettive di lavoro”, tuttavia “i nostri ragazzi non fanno stage nell’ultimo anno di alberghiero, come è possibile? Quelli che studiano negli istituti agrari non conoscono bene alcune pieghe del mercato del vino e dell’olio. Potremmo- ha detto rivolgendosi ai componenti della commissione- insieme cambiare questo stato di cose”.

Tra le cose da cambiare, nella direzione di un migliore utilizzo ai fini economici e quindi di produzione di lavoro, c’è anche quello dello ‘sfruttamento’ delle aree verdi compatibilmente con la loro preservazione: “I grandi boschi e le aree verdi in Svezia e Germania sono preservati ma anche fattore di sviluppo dell’economia. Nella Foresta Nera si può dormire, prendere un caffè e camminare, forse potremmo farlo anche qui. Abbiamo 300 ettari che ci vengono in eredità nel Comune di Viterbo che abbiamo risistemato e oggi i cittadini di Viterbo e provincia possono andare lì e usufruirne ma penso, sempre per l’assillo del lavoro ai giovani, che se lì facessimo un bando potremmo creare una decina di posti di lavoro e un punto di ristoro”.

Un’altra potenziale occasione di impiego e’ quella relativa a un progetto da realizzare negli spazi del WeGil a Roma: “Stiamo pensando a un polo, perché abbiamo constatato che sulle tecniche alimentari le aziende ci chiedono ragazzi che sappiano lavorare carni e formaggi. Si tratta di domande di lavoro inevase e questo ci deve obbligare, insieme alle scuole, a fare un’offerta perché qui c’è lavoro di qualità e dignitosamente remunerato. In due o tre anni potremmo dare risposte occupazionali significative, perché il cibo italiano ha un posizionamento strategico assoluto perché è sinonimo di cibo buono e sano”.

D’altro canto l’Arsial deve fare i conti con risorse più che dimezzate rispetto a una ventina di anni fa e pochi fondi destinabili ai progetti: “Oggi i fondi per il funzionamento sono di 14,2 milioni (e nel prossimo biennio arriveranno a 11, come ha puntualizzato il dg Sbaffi, ndr) ma 8,5 di questi sono dedicati alle spese di personale, di manutenzione, quelle vive, quelle obbligatorie e le tasse sul patrimonio- ha proseguito Rosati- Quindi la parte libera da scegliere per le attività si riduce a circa 5 milioni. Emilia Romagna, Toscana, Veneto hanno almeno il triplo dei fondi, per non parlare della Sicilia”.

Quindi, una delle richieste avanzate da Rosati alla commissione e’ stata quella di rimettere mano alla attuale legge, in base alla quale gli introiti della vendita dei beni immobili di Arsial finiscano nella casse della Regione, per arrivare a una soluzione di equa spartizione dell’incasso con la parte dell’agenzia esclusivamente dedicata alla manutenzione dei suoi immobili: “Forse la soluzione può essere quella di fare un lavoro 50 e 50 o 60 e 40, dareste una mano al patrimonio regionale”.

Intanto, la vendita dei beni immobili dell’agenzia ha subito nel 2018 una battuta d’arresto: “Nel 2018 sulle alienazioni abbiamo un po’ rallentato. Il direttore (Sbaffi, ndr) ha proceduto alla revisione del nostro patrimonio ma siamo anche incappati in un momento di depressione del valore immobiliare. Siamo usciti con bandi eccessivamente ottimistici e il mercato ci ha risposto negativamente. Abbiamo dovuto rifare bandi, prezzi e perizie. Nel 2019 vorremmo portare risultati più importanti sulle alienazioni, anche se in cinque anni abbiamo fatto oltre 10 milioni”.

E a proposito di bandi e di uso delle terre, uno importante potrebbe riguardare la tenuta di duemila ettari di Castel Di Guido, di proprietà della Regione: “Può essere oggetto di riflessione, perché se andremo avanti col bando per l’affidamento in affitto, e non in vendita, avremo gli occhi addosso di tutta Europa- ha concluso Rosati- Perché Castel Di Guido, con i suoi duemila ettari, può significare tante cose alle porte di Roma e sarebbe una valvola ambientale straordinaria”.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Leggi anche:

21 Gennaio 2019
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»