Tentò suicidio a scuola, assolta la preside

Ribaltato in appello il giudizio su suor Stefania Vitali, la preside dell’istituto Maestre Pie di Bologna, dove sei anni fa un ragazzo di 13 anni si gettò dalla finestra del suo ufficio al secondo piano, tentando il suicidio, dopo essere stato convocato per una ‘ramanzina’ ed essere stato lasciato in ‘punizione’ nell’ufficio della preside. L’episodio accadde nel novembre del 2009 e Francesco, questo il nome del ragazzo, a tutt’oggi è rimasto invalido al 90% dopo quel volo da un altezza di 10 metri.

A decidere per l’assoluzione di suor Stefania, l’altro ieri, è stato il giudice monocratico Nadia Buttelli: la formula “è piena”, fa sapere il difensore della religiosa, avvocato Luca Sirotti, che aveva presentato appello dopo la sentenza di condanna arrivata dal giudice di pace nel maggio del 2013. Allora, il giudice di pace Maria Vittoria Pesante aveva deciso di condannare la preside per lesioni colpose gravissime con 24 giorni di permanenza domiciliare, oltre che con un risarcimento di 25.000 euro da versare al fratello di Francesco, per ‘ripagare’ il danno morale.
L’accusa, che oggi è venuta meno, era quella di non aver fatto tutto il possibile per impedire il tentativo di suicidio.

“Pur non essendo ancora note le motivazioni della sentenza, il giudice ha accolto i motivi d’appello, nel quale si sosteneva l’evidente, totale innocenza di Suor Stefania dalla gravissima accusa rivoltale”, scrive Sirotti. Contrariamente a quanto sostenuto dall’accusa, prosegue l’avvocato, la condotta della preside “fu improntata ad attenzione e sollecitudine nei confronti degli alunni che le erano stati affidati nella sua funzione educativa. Il gesto estremo del ragazzo fu del tutto inaspettato e imprevedibile e Suor Stefania non potè fare nulla più di quanto in effetti fece”, aggiunge l’avvocato. Questa nuova sentenza, secondo Sirotti, “rimedia alla gravissima ingiustizia che suor Stefania subì all’esito del processo davanti al giudice di pace”.

La tragica caduta di Francesco risale al 5 novembre 2009: il ragazzo era stato convocato in presidenza perché una docente l’aveva visto con delle sigarette in mano poco prima di entrare a scuola. Vennero convocati lui e un altro ragazzo, dove secondo le indagini (pm Giuseppe Di Giorgio) gli vennero fatte delle domande sulle sigarette e anche una ‘predica’, per la Procura troppo severa, a maggior ragione alla luce della reazione del ragazzo, che mostrò stress, si mise a piangere e chiese anche di aprire la finestra dicendo di avere caldo. Segnali di disagio che, secondo la Procura, non avrebbero dovuto essere sottovalutati e la preside non avrebbe dovuto, poco dopo, lasciare i due ragazzi da soli. A quel punto Francesco, con un gesto repentino, aprì la finestra e si gettò nel vuoto.

Il ragazzo lì per lì finì in coma, e passò diversi mesi in ospedale. Una volta uscito, non riuscì comunque a recuperare edè rimasto invalido. I genitori, da quel giorno del 2009, stanno girando il mondo per curare il bambino: ha trascorso anche un anno e mezzo in un centro specializzato a Miami e poi a Cuba.

20 Novembre 2015
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