Esmo, pazienti ‘Real Life’ per studio italiano su tumore all’ovaio

MONACO – Il tumore all’ovaio è uno dei temi principali del Congresso Europeo di Oncologia (ESMO), che si è appena aperto a Monaco di Baviera (19-23 ottobre) e che riunisce specialisti, associazioni, istituzioni, farmacoeconomisti ed esperti del settore, e nel corso del quale vengono finalmente presentati anche molti studi ‘real life’ cioè su pazienti della vita ‘reale’.

Le sperimentazioni, infatti, coinvolgono da sempre pazienti fin troppo selezionati, con l’obiettivo di testare efficacia e sicurezza di farmaci fino alla loro approvazione. “Negli studi di ‘real life’, invece, ci sono criteri di inclusione meno rigidi e si va a vedere ciò che accade davvero nella pratica clinica. La vita reale è diversa rispetto a quei pazienti dei trial ufficiali, che hanno criteri stringenti”, spiega Sandro Pignata, direttore dell’Unità di oncologia medica uroginecologica, presso l’Istituto Tumori Fondazione Pascale di Napoli.

“Gli studi registrativi dei farmaci includono il 3% della popolazione che osserviamo in realtà negli ospedali, quindi una popolazione molto selezionata- prosegue l’esperto- Con le ricerche in ‘real life’ vogliamo invece ribaltare questa proporzione e avere una risposta chiara su tutti i pazienti reali, a prescindere da variabili come l’età o malattie concomitanti”.

Proprio seguendo questo approccio è stato condotto e presentato uno studio prospettico ‘real life’ su una efficace molecola contro il tumore dell’ovaio, Trabectedina, in combinazione con doxorubicina liposomale pegilata (PLD) nei pazienti platino sensibili con recidiva di tumore ovarico indipendentemente dall’uso di antiangiogenico, di cui il prof. Pignata è coordinatore internazionale e che viene presentato all’ Congresso ESMO. Ha coinvolto 224 pazienti in ‘real life’ di 50 Centri europei (dalla Francia alla Spagna alla Germania), tra cui ben 18 strutture di tutta la penisola (da Milano a Napoli da Aviano a Bari, da Torino a Roma a Brindisi) per un totale di 96 pazienti arruolati in Italia.

“I risultati sono positivi soprattutto per due motivi- sottolinea l’oncologo- sia per l’efficacia paragonabile se non migliore rispetto agli studi che hanno portato alla registrazione del farmaco, sia per l’inclusione di pazienti in più linee di trattamento. Significa che nel tempo è migliorata la pratica clinica e la gestione della terapia e dei pazienti. Molti continuano la cura senza problemi, poiché sono stati minimizzati anche gli eventuali effetti collaterali”.

I risultati dello studio, infatti, suggeriscono che la trabectedina più PLD è efficace nella recidiva del tumore dell’ovaio, indipendentemente dall’uso precedente di antiangiogenici.

20 ottobre 2018
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