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Città della Scienza si ribella: “No alla deportazione del Museo, così vince chi ha bruciato tutto”

NAPOLI – Da Città della Scienza arriva un secco no alla soluzione adottata nel piano di rigenerazione di Bagnoli per la ricostruzione dello Science Center bruciato nel 2013.

A darne notizia è il CdA della Fondazione Idis-Città della Scienza nel corso di una conferenza stampa. Il Consiglio di amministrazione esprime una “vibrata protesta” nei confronti dell’accordo siglato ieri da Comune di Napoli, Regione Campania e governo e annuncia che “mai la Fondazione accetterà di vedere deportato il Museo”. Il piano per il risanamento di Bagnoli “finisce per cancellare la ricostruzione del Science Center bruciato che era prevista per il 4 marzo 2020”.

Il CdA della Fondazione denuncia anche che la proposta di spostare il Museo bruciato è stata avanzata “su richiesta non negoziabile del Comune di Napoli”.

“VINCE CHI HA BRUCIATO TUTTO”

“Segnaliamo al Comune di Napoli e al sindaco de Magistris che spostare un Museo realizzato in edifici di 160 anni con la motivazione che gran parte degli edifici sono stati bruciati da mani criminali, e che quindi l’occasione è buona per eliminarlo, è nei fatti dare ragione a quelle stesse forze criminali che hanno bruciato il Museo Scientifico della città di Napoli“. A spiegarlo sono Vittorio Silvestrini e Adriano Giannola, presidente e vicepresidente della Fondazione Idis-Città della Scienza.

Con l’intesa “su richiesta non negoziabile del Comune di Napoli – denuncia Città della Scienza – è stata sviluppata una proposta che prevede di acquisire al lungomare tutte le aree di sedime dei volumi incendiati lasciando lungo il percorso fronte mare solo i ruderi dell’antica vetreria”, dando in sostanza disposizione di costruire il nuovo Science Center in area ex Italsider. Un piano ben diverso da quello previsto nell’Accordo di Programma Quadro sottoscritto nel 2014 che preveda la ricostruzione del museo bruciato a ridosso del mare.

“Il progetto in corso da alcuni anni viene semplicemente cassato – dice Giannola – e la ricostruzione del museo della Scienza viene rinviata a eventi futuri, piuttosto complicati e laboriosi, che fanno perdere qualsiasi certezza. Eppure il sindaco aveva anche firmato l’accordo di programma e aveva partecipato ad alcune sedute della conferenza dei servizi sulla ricostruzione del Museo bruciato”.

Il Museo di Città della Scienza è stato il primo Science center d’Italia ad essere visitato ogni anno da circa 350mila persone. Un patrimonio andato perduto nella notte del 4 marzo 2013 quando fu distrutto da un attentato incendiario.

Ad oggi, vi è stata solo una condanna, quella del custode, accusato di complicità con ignoti. A quattro anni dall’attentato non si conoscono ancora mandanti, esecutori ed eventuali complici. “E ora vogliono cacciare il Museo dalla sua casa – denuncia ancora il CdA di Fondazione Idis – non per ricostruire la linea di costa ma per realizzare una spiaggia artificiale in stile “Dubai”. Questa richiesta, l’unica “non negoziabile” in un documento di 102 pagine, non si spiega se non con una precisa volontà dell’amministrazione comunale di colpire un pezzo di comunità scientifica napoletana”.

Da parte della Fondazione Idis c’è un forte “stupore” per l’atteggiamento del sindaco di Napoli: “de Magistris – attacca Vittorio Silvestrini – non ci ha fatto neanche una telefonata. E’ una decisione immotivata”.

Il CdA chiede di dare una risposta ferma “alla mano e alle menti criminali che hanno incendiato il Museo e di non avvalorare la tesi di chi vede nel fuoco uno strumento efficace di ridisegno del territorio”. “E se tale scelta non venisse corretta – continua il presidente della Fondazione – ci riserviamo di chiedere nelle sedi opportune il risarcimento per i danni materiali e morali che quest’atto arrecherebbe”.

20 luglio 2017

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