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Roma, la denuncia dell’ass. ’21 luglio’: “Piano nomadi del Comune è palese violazione dei diritti umani”


ROMA – Mancanza di rispetto dei principi raccomandati dalla Commissione europea, assenza di finanziamenti certi e di consultazioni adeguate, processo di ‘scrematura’ con probabile ripresa di nuove baraccopoli e occupazioni abusive e costosi circuiti assistenziali. E’ l’allarme lanciato dall’associazione 21 luglio a proposito del programma di superamento dei campi rom del Comune di Roma.

Un programma, secondo l’associazione, “non in linea con quanto annunciato dal sindaco Virginia Raggi nel suo programma elettorale e in direzione opposta alla Strategia nazionale per l’Inclusione dei rom redatta dal Governo italiano in attuazione della Comunicazione della Commissione Europea n. 173/2011″.

Un programma, quello dell’amministrazione capitolina, definito dalla 21 luglio oggi in conferenza stampa, “un fallimento annunciato: tale percorso è rivolto esclusivamente ai circa 4.500 rom presenti negli insediamenti formali, e tralascia i restanti 3.000 presenti in quelli informali e tollerati”. Non solo, il processo di ‘scrematura’ (così è stato definito il piano dalla 21 luglio) porterà, secondo le stime dell’associazione, a un coinvolgimento finale di non più di 1.500 rom sui 7.500 totali.

Il piano del Comune di Roma prevede quindi 3 tappe: espulsione dai campi dei soggetti privi di regolare documentazione, valutazione dei bisogni sociali e inserimento in strutture intermedie per l’accoglienza. Nel dettaglio, è prevista “la chiusura dei servizi sociali e la sospensione, negli insediamenti dove è presente il servizio pubblico, dell’accompagnamento scolastico; tra i nuclei famigliari verranno considerati beneficiari solo quelli con residenza anagrafica e disponibili alla partecipazione a piani individualizzati di inclusione sociale subordinandoli all’adempimento degli obblighi scolastici; non viene prevista nessuna azione per regolarizzare la posizione degli apolidi di fatto“.

E ancora, un passaggio-chiave del percorso riguarda le cosiddette ‘strutture intermedie’ (caserme, alberghi o camping). A questo proposito il Comune di Roma ha sbloccato nei giorni scorsi la procedura per realizzare un nuovo campo nel Municipio XV (o Municipi limitrofi). Un insediamento, secondo l’associazione, che costerà alle casse comunali più di 1,5 milioni di euro e che, “per costi e caratteristiche di gestione, assomiglierà molto ai ‘villaggi attrezzati’ voluti dall’allora sindaco di Roma Gianni Alemanno, dove, a fronte di una presunta temporaneità, la spesa per l’inclusione sociale è quasi nulla e quindi sono azzerate le possibilità di superamento”.

“Un piano- ha spiegato all’agenzia Dire il presidente della 21 luglio, Carlo Stasolla- che noi abbiamo denominato ‘della scrematura’. Ossia che tende a scremare le comunità rom eliminando dal percorso coloro che non vengono considerati meritevoli. Alla base c’è quindi il merito e non il bisogno“.

“Ai rom che beneficeranno di questo piano, secondo la nostra proiezione non più di 1.500, non verrà verranno proposte delle soluzioni abitative adeguate, quanto piuttosto il ritorno dei camping o delle strutture monoetniche“. Un programma che è “una palese violazione dei diritti umani” perché “una parte verrà esclusa mentre un’altra resterà comunque all’interno dei circuiti assistenziali, con nuovi flussi economici che il Governo dovrà necessariamente destinare a tutto questo”.

20 marzo 2017

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