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Emergenza cyberbullismo, 1.200 ragazzi in cura nella Casa Pediatrica di Milano

ROMA – Milleduecento gli adolescenti a rischio curati dal Centro multidisciplinare disagio giovanile della Casa Pediatrica del dipartimento materno infantile diretto dal dottore Luca Bernardo, dell’Ospedale ASST Fatebenefratelli Sacco (Milano). “Un numero importante, se si pensa che è  relativo al solo 2016”, precisa alla DIRE Bernardo, che continua lanciando un Sos: “Questi numeri sono in aumento. Ricevo quotidianamente una media di 4 telefonate al giorno dai genitori di tutta Italia, poi ce ne sono altri che arrivano qui direttamente per dire ‘ho un problema’. Bisogna far partire una Rete di cura di prossimità in tutta Italia, accompagnata da una legge nazionale contro il cyberbullismo che vede la senatrice Elena Ferrara impegnata da tempo sul tema”.

Solo nel 2016 c’è stato un incremento dell’8%. “Arrivano dai Pronto soccorso, o da altri ospedali, ragazzini in coma etilico, attacchi di panico, tentato suicidio”, fa sapere Francesca Maisano, psicoanalista dell’età evolutiva, responsabile delle terapie di supporto per gli adolescenti ricoverati al Centro multidisciplinare disagio giovanile.

L’80% dei casi registrati interessa i fenomeni della Rete, Web, Deep Web e Social Network per un totale di 888 pazienti del Centro della Casa Pediatrica. Di questi 888 rispondono al fenomeno di cyberbullismo il 45% dei casi; ai fenomeni di gioco d’azzardo online, sexting, vamping e alienazione da smartphone il 40% dei casi; rispondono ai fenomeni di gambling, sextortion, grooming (adescamento), dipendenza da internet il 15% dei casi.

A queste ‘cattive’ condotte se ne aggiungono di nuove e meno note: “Siamo un Centro nazionale nato nel 2008 per le vittime del bullismo, ma la nostra competenza si estende a tutti i fenomeni legati all’età evolutiva: dalla fase prescolare all’adolescenza (0-18) . Tra le nuove tendenze ’sommerse’, anche se abbastanza diffuse, troviamo l’uso di maschere antigas con ampolla in cui versare le sostanze volatili che procurano ‘lo sballo’ (si possono acquistare su internet a 30 euro). Dopo averle indossate- racconta Maisano- gli adolescenti si fanno filmare per poi postare i video sui social”.

Ma le nuove preferenze in materia di ‘trasgressione’ comprendono anche la ‘roulette sessuale’: “E’ una pratica nata in Colombia, sbarcata poi in Spagna e recentemente arrivata in Italia- chiarisce la psicoterapeuta- i ragazzi fanno sesso senza precauzione con sconosciuti e vince chi non eiacula. Tutto ciò aumenta enormemente il rischio di malattie a trasmissione sessuale e già 4-5 ragazze sono arrivate in pronto soccorso in Spagna. Infine, ci sono i ragazzini che tendono all’isolamento perché hanno vergogna, soffrono di bassa autostima e non accettazione e, attraverso dei tutorial su Youtube, creano delle maschere di silicone da indossare sempre”.

Insomma, di casi il Centro multidisciplinare ne ha davvero tanti e sono tutti molto vari, sebbene le situazioni più gravi riguardino il cyberbullismo: “Le ragazzine, in particolare, rischiano di essere adescate- riferisce la psicoterapeuta- si espongono nei Social, mettono in mostra le loro parti del corpo partendo dai primi selfie e poi andando oltre. Tanti i casi in cui pseudo-adolescenti iniziano a corteggiarle, e poi chiedono delle foto più provocanti. Fortunatamente le ragazze si spaventano, ne parlano ai genitori che poi arrivano da noi”. Dall’uso scorretto del web si passa all’uso scorretto delle chat sullo smartphone: “Sempre più adolescenti comunicano attraverso i Social, per proseguire poi le conversazioni su WhatsApp dando i loro numeri di cellulare a sconosciuti”.

I gruppi di WhatsApp fanno tremare anche la scuola: “È il caso di una giovanissima alunna molto carina arrivata in un nuovo istituto. È stata ben accolta dai compagni maschi della classe- spiega la psicoanalista del centro milanese- mentre un gruppetto di compagne coetanee hanno pensato di minacciarla di pestaggio in un gruppo di WhatsApp, al quale inviavano anche delle emoticon raffiguranti dei water. Il linguaggio utilizzato è molto scurrile- rivela Maisano-, è necessario andare nelle scuole. A fine mese faremo un incontro in questa scuola insieme alle Forze dell’Ordine. Non ci sono i termini di denuncia, ma i genitori sono spaventati”.

Casi di cyberbullismo si trovano spesso anche all’ultimo anno delle elementari, “perché gli studenti usano gli smartphone già a 10 anni: giocano e scrivono senza avere alcuna consapevolezza dello strumento. È il caso di una bambina di quinta elementare presa di mira- afferma la psicologa dell’Ospedale Fatebenefratelli di Milano-, le hanno fatto trovare una serie di scritte nei bagni come ‘Devi morire’, ‘Fai schifo’, ‘Perché vivi’ e poi le hanno filmate e fatte circolare in un gruppo di WhatsApp. I genitori si sono prima rivolti all’istituto e poi a noi. Un lavoro dovrà essere fatto all’interno del sistema scolastico con il gruppo dei genitori. Inoltre i ragazzini di 10 e 11 anni utilizzano molto i canali di Youtube, in cui ci sono video con immagini e un linguaggio non consoni alla loro età. A 11 anni realizzano i video e li postano, creano un loro account e una volta entrati nella Rete sono a rischio perché inconsapevoli”.

All’asilo invece è molto diffuso il bullismo. “Si caratterizza piuttosto come una violenza fisica (spinte e calci) o attraverso la messa in isolamento di alcuni bambini da parte di altri che non li fanno giocare, li soprannominano ‘Peppa Pig’ e non li fanno sentire capaci”.

Il Centro multidisciplinare del disagio non tratta solo le vittime di bullismo e cyberbullismo ma anche i ‘bulli’ e i ‘cyberbulli’. “I genitori delle ‘vittime’ hanno maggiori segnali per accorgersene- continua Maisano- mentre per i genitori dei ‘bulli’ è più difficile riconoscere l’aggressività dei figli, un po’ perché magari l’aggressività circola anche nell’ambiente familiare stesso, o perché sfugge loro l’attenzione giusta, o ancora poiché c’è la negazione di come un figlio possa modulare la propria aggressività”.

Una cosa però è certa, “i casi di cyberbullismo e bullismo sono in aumento e a questi è anche abbinato un uso eccessivo di droghe leggere o miscelate. Gli adolescenti vanno in Svizzera per comprare uno sciroppo (che qui si dà solo mediante prescrizione) che contiene la codeina. Lo mescolano alla Sprite e si sballano bevendo pure alcol”.

L’uso di sostanze stupefacenti è evidente nei casi di Vamping (adolescenti che vivono di notte, dormono di giorno e non vanno a scuola): “C’era un ragazzino di 16 anni che aveva una carriera calcistica brillante davanti a sé- ricorda la psicologa- poi la dipendenza dal web di notte, le uscite notturne con gli amici insieme all’uso di sostanze, lo hanno portato a retrocedere dalla serie A alla serie C. Non va più a scuola e i genitori non sanno come gestirlo. Abbiamo consigliato un accesso in Comunità perché ormai mostrava un’aggressività elevata”.

Mentre i ragazzi che fanno uso di droghe “sviluppano tendenze oppositive e tendono all’antisocialità, le ragazze che fanno eccessivo uso di sostanze stupefacenti hanno poi attacchi panico, ansia o restano incinte”, rivela la psicoterapeuta dell’età evolutiva.

Perché stanno aumentando queste condotte a rischio? “Non c’è più una tenuta di ruolo- replica Maisano- e questi ragazzini navigano nel vuoto. L’adolescenza è un’età di mezzo, in cui non si è né carne né pesce, e quando si è immersi in una società dominata da una violenza esponenziale e dalla caduta di modelli, dove i genitori si presentano come amici, vengono a mancare tutti i processi identificativi. È alto allora il rischio di emulare i compagni. Ecco che un ‘like’ diventa un innalzamento del narcisismo, e il gioco dell’onnipotenza è all’estremo”.

Si tratta di un’emergenza-urgenza, cosa dobbiamo fare? “A livello nazionale non esiste ancora una Rete di cura di prossimità che stiamo cercando di creare come Centro nazionale- afferma Bernardo-. Portiamo avanti iniziative di prevenzione e contrasto del bullismo, cyberbullismo e delle attività illegali in Rete. L’incontro con la ministra Fedeli è stato illuminante- conferma il direttore- finalmente un ministro che capisce di cosa stiamo parlando e si è mostrato disponibile a far partire questa Rete”.

Il Centro multidisciplinare disagio giovanile “ha firmato un Protocollo di intenti con il Miur due anni fa, per l’attivazione di una serie di iniziative, ma i finanziamenti non sono mai arrivati. Siamo in attesa e continuiamo a lavorare rispondendo alle migliaia di casi e portandone a cura all’interno dell’ospedale 1.200 circa”.

La Rete di cura di prossimità dovrebbe prevedere “un Centro per ogni regione italiana che lavori con gli stessi parametri, intenti e indicatori, partendo da un ambito pediatrico per evitare che ci sia quel movimento (come succede nella Sanità) di andare a cercare un Centro che possa offrire una risposta professionale riconosciuta che realizzi tutta quella serie di attività di prevenzione, formazione e informazione nella scuola, tra le famiglia e nelle istituzioni”.

In questi giorni Bernardo è particolarmente dispiaciuto: “Non può più essere che i gestori dei Social Network, pur facendo eventi contro il bullismo e il cyber bullismo, non si sentano corresponsabili di quello che succede. Devono dotarsi di un gruppo scelto di persone tecniche competenti che valutino in tempo reale tutto quello che viene postato. Non ci si rende conto ancora che quello che viene postato può portare anche alla morte dei ragazzi. I gestori dei Social Network devono impegnarsi- ripete il direttore- non possono solo creare Reti, devono entrare nel campo di gioco e giocare con i tecnici”.

All’interno della Casa pediatrica c’è anche una stanza dedicata ai tentati suicidi per ragazzi adolescenti tra i 14 e i 18 anni: “Vengono ricoverati in questa stanza perché sicura (con blocchi alle finestre, blocchi al quadro elettrico, senza fili, sebbene sia aperte e permette di interagire con la vita del reparto) quegli adolescenti arrivati dai pronto soccorso per tentato suicidio”.

Come vengono curati i ragazzi che arrivano al Centro disagio giovanile? “Qui utilizziamo la psicologia clinica e coinvolgiamo la scuola, la famiglia, gli amici, i fratelli e le sorelle- chiosa il medico-, tutti coloro che ruotano nella vita quotidiana del ragazzo vittima, bullo o che ha tentato il suicidio. Il percorso non può essere farmacologico (salvo casi estremi), altrimenti andiamo a costruire ragazzi dipendenti da qualcosa- aggiunge- loro devono essere liberi”. Per questo motivo la casa pediatrica si è dotata di una palestra di autostima e in parallelo i ragazzi possono frequentare anche i laboratori dell’Accademia di Brera. Bernardo si oppone a “tutti quei ‘tecnici improvvisati’, perché nella Medicina e nella Psicologia clinica il ‘chi fa cosa’ deve saperlo fare in maniera professionale e comprovata- conclude- altrimenti il rischio è fare danni”.

di Rachele Bombace, giornalista professionista

20 marzo 2017

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