Latte, il presidente dei pastori: “In Sardegna è rivolta, nessuno si fermerà”

"Solo la politica può fare qualcosa e lo deve fare subito", aggiunge Floris, "una volta per tutte la pastorizia in Sardegna deve avere il suo ruolo"
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ROMA – Nella crisi dei pastori sardi, in ginocchio per i prezzi irrisori pagati loro per il latte ovino, “servono provvedimenti economici subito. In terra sarda c’è rivolta, non risponde più nessuno e noi per primi non chiamiamo nessuno indietro”. Felice Floris, presidente dell’Associazione pastori sardi (Aspi), lo dice in audizione alla commisisone Agricoltura della Camera.

“Solo la politica può fare qualcosa e lo deve fare subito”, aggiunge Floris, “una volta per tutte la pastorizia in Sardegna deve avere il suo ruolo”.

“Quando diciamo che la Sardegna non ha altro futuro che la pastorizia lo diciamo con convinzione”, prosegue Felice Floris, presidente dell’Associazione pastori sardi (Aspi).

La pastorizia è “una grande industria verde nel cuore dell’Europa”, prosegue, “un’Europa obesa, ma anche questa società arcaica ha diritto di esistere, e anche i cittadini europei e del mondo lo vogliono, lo vediamo dalla solidarietà che riceviamo”.

I pastori “non sono mai riusciti ad avere un ruolo importante nella formazione del prezzo del latte e nella gestione delle eccedenze”, lamenta il presidente Aspi, “non c’è una politica attenta”.

Ciò detto, “la qualità non è solo grasso e proteine ma è quell’ambiente che abbiamo modellato in secoli e secoli- rivendica Floris- quello è il nostro brand. Non siamo allevatori di latte vaccino, che devono ogni giorno mettere cibo nelle stalle, e lo diciamo con rispetto, noi abbiamo la possibilità di usare il pascolo che dà valore aggiunto”. 

Insomma, “non possiamo competere, dobbiamo decidere se mantenere un comparto così importante oppure no”, conclude Felice Floris, presidente dell’Associazione pastori sardi (Aspi).

 

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20 Febbraio 2019
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