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Sanità, arriva la sigla ‘DM’: “Non tutti i dottori sono medici, evitare confusioni”

ROMA – Per decenni l’unico professionista sanitario laureato è stato il medico, tanto che la parola ‘dottore’ per la maggior parte dei cittadini italiani rimanda al laureato in Medicina e Chirurgia. Se qualcuno dice: “Sono stato dal dottore”, tutti capiscono: “Sono stato dal medico”.

Da tempo, ormai, non è più così” e a spiegarne il motivo alla Dire è Carlo Bertolini, consigliere dell’Ordine dei Medici-Chirurghi e degli Odontoiatri (OMCeO) della provincia di Roma: “Per adeguarci al mondo anglosassone – dove la stessa scolarità che da noi portava al diploma universitario da loro portava  alla laurea – sono nate le ‘Lauree triennali’, e tutti i nostri collaboratori sono laureati. Oggi, a fianco al ‘Dottore in Medicina e Chirurgia’ abbiamo il ‘Dottore in Scienze Infermieristiche’, il ‘Dottore in Fisioterapia’, il ‘Dottore in Logopedia’ e così via. Quindi, il titolo di ‘Dottore’ è divenuto troppo generico e per molti è causa di confusione– avvisa Bertolini- il paziente rischia di non capire chi ha veramente di fronte. C’è poi chi se ne approfitta- fa sapere il consigliere OMCeO Roma- dando a intendere che tra laurea triennale e diploma universitario (triennale) vi siano delle differenze sul piano culturale e su quello delle competenze”.

Bertolini ritiene allora “opportuno che i medici si abituino a usare il titolo di ‘Dottore Medico’ (DM) come avviene nel mondo anglosassone, dove i medici a fianco al nome aggiungono sempre MD (Medical Doctor), quale elemento distintivo del tipo di laurea in loro possesso”.

La legge “dovrebbe imporre che tutti si qualifichino con chiarezza secondo il titolo che ricevono con la laurea: nel momento della proclamazione si è chiari nel definire ‘dottore’ in che cosa. Penso opportuno- continua Bertolini- che la FNOMCeO (Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri) e gli Ordini si facciano promotori di una campagna per far sì che i medici si convincano dell’opportunità di utilizzare sempre la sigla DM, abituando così i cittadini a riconoscere nuovamente il medico, distinguendolo dalle altre figure sanitarie. Credo necessario- conclude- che tutta la categoria riscopra l’orgoglio di essere medici e reagisca così a un mondo abituato a non aver rispetto per il sapere e che cerca in ogni modo di umiliarlo con ignoranza ed arroganza”.

20 gennaio 2017

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