La Cop 22 a Marrakesh e la tenuta degli accordi mondiali sull'ambiente - DIRE.it

Opinioni

La Cop 22 a Marrakesh e la tenuta degli accordi mondiali sull’ambiente

di Michele Chiaruzzi, Life Member Clare Hall College University of Cambridge;  Scuola di Scienze politiche e social Alma Mater Studiorum Università di Bologna

Mentre la società internazionale negozia a Marrakesh la tenuta degli accordi mondiali sull’ambiente, aleggiano timori diffusi. «Non abbiate paura: riporteremo indietro il nostro paese», ha dichiarato Donald Trump in una lunga intervista alla CBS. Si tratta di una frase esemplare. É il riverbero d’un canone utopico del pensiero politico conservatore: tornare al passato – sempre migliore del presente scadente e del futuro incerto – riavvolgendo i fili di una tela storica sdrucita dal dannoso passaggio di un tempo maligno. Se il tempo passato non torna uguale, allora questa é pura utopia. Ma se il tempo futuro può essere cambiato, allora si tratta d’una vera distopia. Lo é se si considera il problema ambientale che attanaglia l’umanità, a partire da quello del cambiamento climatico.

É da circa mezzo secolo che le osservazioni satellitari hanno mostrato la crescita innaturale del «buco nell’ozono». Da allora, altre osservazioni empiriche giustificano l’allarme globale sull’ambiente. Per questo motivo esistono accordi cruciali come quello di Montreal nel 1987 e di Parigi nel 2015, per citare due passaggi gloriosi nella storia della politica ambientale internazionale. Per la stessa ragione gli Stati Uniti d’America, benemeriti, hanno sostenuto quegli accordi. Il fatto é che, senza di essi, l’umanità rischia di contribuire all’estinzione d’intere porzioni del Creato dal quale trae la propria vita.

Oggi non é noto se “riportare indietro l’America” significhi tornare ai tempi dorati di un florido benessere, qualunque esso sia. Di certo, però, significa richiudere la camera a gas che ci siamo costruiti e riempirla con il volenteroso aiuto del maggiore inquinatore mondiale.

19 novembre 2016
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