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Acqua, meno perdite e più prevenzione. Hera sfida il ‘Climate change’

ROMA – I cambiamenti climatici mettono e metteranno a dura prova le reti di distribuzione dell’acqua, quindi è bene continuare ad attrezzarsi: non rincorrendo l’emergenza, ma giocando di prevenzione. Quella che, ad esempio, ha consentito l’anno scorso agli utenti dell’Emilia-Romagna di non rimanere senz’acqua nonostante la siccità da record o quasi. È il leitmotiv che anima oggi pomeriggio a Bologna i lavori di un convegno Hera centrato proprio sul climate change, e le sue ripercussioni sul servizio idrico, in compagnia di rappresentanti istituzionali e universitari. Si tratta di un settore, quello dell’acqua, nel quale la multiutility investe ogni anno 100 milioni di euro e segue da vicino la lotta alle perdite a suon di iniziative, dall’analisi geologica dei terreni alla ricerca dei ‘buchi’ anche grazie alle tecnologie satellitari.

Spiega il direttore acqua di Hera spa, Franco Fogacci: “Il tema delle perdite è sempre più importante e nei prossimi anni pensiamo di raddoppiare, almeno, il livello di bonifiche sulle nostre reti”. Le perdite dipendono dalla lunghezza delle reti e dai punti di giunzione, che per loro natura perdono: “È chiaro- evidenzia Fogacci- che non ci aiutano fattori come l’età delle reti, il movimento del terreno, il traffico, tutte le vibrazioni che in genere causano rotture. E appunto, il secco, i movimenti del terreno, le variazioni di temperatura incidono moltissimo. Le nostre reti, in tutti i territori serviti, perdono meno di 15 litri per metro al giorno e possiamo stimare che le perdite occulte siano almeno il 60-70% di questa misura. L’anno prossimo investiremo contro le perdite attorno ai 25 milioni di euro, specifici- assicura Fogacci- sul fronte rotture”.

Ma è l’amministratore delegato di Hera, Stefano Venier, a tornare sulla siccità 2017 e sul suo ‘lascito’. Il grande secco dell’anno scorso, puntualizza Venier, ci ha lasciato questo messaggio: “L’area del Mediterraneo, come altre nel mondo, sarà assolutamente soggetta a fenomeni ripetuti di questo tipo. Per poterli gestire, dobbiamo mettere in campo interventi preventivi e sostenibili che abbiano a che fare col sistema delle reti. Che non vuol dire semplicemente- avvisa l’ad Hera- fare più manutenzione ma farla in modo pianificato, ampliando le fonti di disponibilità dell’acqua. Se l’anno scorso non avessimo rafforzato per tempo i punti di prelievo dell’acqua- va al punto Venier parlando a margine del convegno- non saremmo stati in grado di garantire la massima continuità del servizio per tutta l’estate a tutti i cittadini”.

Serve una call to action collettiva, traduce quindi l’amministratore delegato: “Aziende come Hera ci devono mettere le loro capacità ingegneristiche e di innovazione, ma ci vuole anche il contributo degli enti regolatori e dei cittadini: la risorsa idrica è un bene prezioso al di là del suo prezzo, ognuno di noi deve esserne consapevole e preservarlo”.

Sulla stessa linea Fogacci, che aggiunge: “Nonostante la siccità, l’anno scorso siamo riusciti a lasciare tutti i nostri utenti con l’acqua sufficiente alle proprie esigenze domestiche. Questo l’abbiamo fatto attraverso l’interconnessione degli acquedotti e una pianificazione- segnala il direttore acqua- che ci permette di bonificare le reti prima che si rompano, cercando di limitare al minimo i disagi per gli utenti”. E a confermare che la strada seguita da Hera è quella giusta, pensano anche i dati della società di ricerca specializzata Agici.

Li riassume per la stessa società Marco Carta, che premette e spiega: “Come qualità del servizio idrico integrato, l’Emilia-Romagna è virtuosa e si colloca assolutamente tra le eccellenze. Abbiamo analizzato 55 utility idriche a vario titolo: le multiutility in senso stretto sono quelle che registrano le performance tecnico-finanziarie migliori ed Hera è tra queste. Quindi, Hera risulta tra le utility migliori nel cluster migliore“.

19 luglio 2018
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