Lazio

Migranti. I sindaci della provincia di Roma a Gabrielli: “Sì all’accoglienza, ma sia garantita la loro dignità”

MigrantiROMA – Ognuno deve fare la propria parte, perché la solidarietà c’è, ma deve essere sostenuta da politiche serie di integrazione. I sindaci della provincia di Roma ci stanno e rispondono con parole di solidarietà, anche se non sempre concretamente, alle richieste del prefetto di Roma, Franco Gabrielli, che ieri, durante l’audizione in commissione migranti, ha definito i territori “la chiave di volta” nella gestione dell’accoglienza.

Con 8.611 migranti il Lazio è la seconda regione italiana per numero di persone ospitate, dopo la Sicilia, e secondo Gabrielli 1.500 vanno redistribuiti nel territorio della provincia di Roma, lo 0,15% rispetto alla popolazione residente.

E le amministrazioni locali non si tirano indietro, anche a fronte di un’emergenza che negli ultimi giorni si è fatta sempre più evidente, dopo le immagini di Roma e Milano e i blocchi francesi a Ventimiglia. Nessun dubbio, quindi, sulla necessità di solidarietà, ma sulle modalità e sui numeri dell’accoglienza c’è ancora da discutere.

“Il Comune di Monterotondo è disponibile ad accogliere la quota che richiede il prefetto”, spiega, ad esempio, il sindaco Mauro Alessandri, anche vicesindaco della Città Metropolitana di Roma.

“Noi ospitiamo già 50 nuclei familiari, nel quadro del progetto Sprar, in appartamenti affittati in giro per la città- ha raccontato all’agenzia di stampa DIRE- Vorremmo proseguire su questa strada anche per i nuovi arrivi: questo sistema ha portato integrazione e un valore alla comunità, rispetto al modello di concentrazione dei migranti in un unico luogo, creando un ghetto ed esclusione sociale”.

La necessità di mettere in piedi un sistema di accoglienza dignitoso è uno dei punti fondamentali per le amministrazioni locali.

“L’importante è che i migranti vengano messi nelle condizioni di non vivere nel disagio e di non creare disagio”, sottolinea il sindaco di Cerveteri, Alessio Pascucci. “Non vogliamo sottrarci, ma non possiamo ragionare su numeri decisi a tavolino- ha aggiunto parlando all’agenzia DIRE- Vogliamo fare un’accoglienza dignitosa, di certo non una tendopoli, e per ora non ci sono le strutture. E’ anche cominciata la stagione balneare e c’è più difficoltà a reperire spazi anche nell’ottica di un’accoglienza diffusa. Dobbiamo stabilire dei numeri che siano realmente gestibili”.

Dello stesso avviso anche il sindaco di Bracciano, Giuliano Sala, che dà la “disponibilità del Comune, ma solo se viene messo a disposizione un gestore unico competente e professionale, per fornire un’accoglienza dignitosa. Se questo non avviene, la situazione diventa difficile e rischiosa”.

Il principio stabilito dalla prefettura è da considerasi “equo”, in ogni caso, secondo il sindaco di Pomezia, Fabio Fucci, che ha già accolto “nell’agosto scorso 100 richiedenti asilo, in una struttura ancora attiva che arriva a contenere fino a 200 persone. Il carico di solidarietà deve essere distribuito fra tutti”.

C’è, però, la questione degli spazi da mettere a disposizione per l’accoglienza, che molti Comuni dicono di non trovare. “Stiamo verificando la disponibilità strutturale, che al momento non riusciamo a individuare”, spiega il sindaco di Frascati, Alessandro Spalletta. “C’è un’oggettiva difficoltà ad accogliere i 33 migranti che ci chiede la prefettura- ha aggiunto dialogando con l’agenzia DIRE- ma rimane la nostra disponibilità”.

In più c’è chi si appella alla comunità internazionale, come il sindaco di Velletri, Fausto Servadio, eletto ieri presidente Anci Lazio, perché “va bene ospitare, ma bisognerebbe aiutarli a fare una vita dignitosa nel loro Paese”. Sostiene poi che “di certo l’emergenza non si governa con i muri, ci vogliono delle politiche di integrazione serie. Velletri è già sede di un progetto Sprar, ma se c’è bisogno e se lo fanno anche gli altri Comuni della Provincia, anche noi ospiteremo altre persone”.

19 giugno 2015
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