Cibo. Rosati: “Arriva Amazon? Serve New deal dell’Agroindustria”

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A. Rosati

ROMA – Amazon entrerà nell’e-commerce del cibo italiano? “E’ segno che il colosso americano ha capito che il nostro prodotto è eccellente. E’ un business legittimo e va bene, ma non lasciamo tutto a loro. Va messa in campo una alternativa, almeno su scala europea. Nel nostro Paese abbiamo Eataly, abbiamo la Coop, abbiamo Esselunga, per citarne alcune. Quante piattaforme potremmo fare? Quanto lavoro daremmo ai giovani?”. Antonio Rosati, amministratore unico di Arsial, parla con l’agenzia Dire della piattaforma per gli acquisti online famosa in tutto il mondo che potrebbe entrare nell’e-commerce del cibo italiano.

Un’indiscrezione, per ora, in grado però di far riflettere sul mercato italiano, sul grado di import-export dell’alimentare e sul futuro di un comparto, quello dell’agroindustria, che “può creare ricchezza, lavoro e una società più a misura d’uomo, quindi anche con effetti positivi sull’ambiente”. A patto, però, che “l’Italia faccia più politica agroindustriale” e che si inauguri un “new deal” del settore che, dice Rosati, “parta dalle terre, dal sostegno al credito e dall’innovazione per abbattere la chimica. Perché proprio sul terreno della sicurezza ambientale abbiamo istituti di prevenzione che il mondo ci invidia. Perché tutti sanno che mangiare italiano vuol dire mangiare sano”.

E siccome il cibo è una delle caratteristiche italiane che tutto il mondo riconosce e ama, è anche necessario “difendere le nostre aziende e sviluppare una economia della prossimità che, a partire dalle aziende medie e piccole, sia in grado di mettere sul mercato prodotti di prim’ordine”. Dall’olio al vino, specifica Rosati, il Lazio è portatore di una eccellenza che però “deve essere conosciuta più e meglio”.

E allora ben venga la crescita dell’export che un’operazione come quella di Amazon può portare, “perché i nostri ristoratori possono essere degli ambasciatori nel mondo”, ma “non lasciamo loro l’esclusiva e iniziamo a imparare a conoscere il nostro cibo. Insomma, anche l’Italia ha bisogno di mangiare di più italiano”. È questa l’altra “grande scommessa” su cui Rosati vuole puntare. Perché “può sembrare una banalità, ma sappiamo che anche importare prodotti non italiani influisce, non perchè alcuni non siano buoni, ma perché spesso non hanno la qualità dei prodotti italiani. C’è un problema di educazione che deve iniziare nelle scuole”. E per ampliare la conoscenza di quello che territori come il Lazio producono, “ho preso contatti con la Coop, ma lo faremo anche con altre reti italiane, perché ho intenzione di aprire dei corner nelle Coop di Roma e del Lazio dedicati ai nostri prodotti, perché il Lazio ne produce di ottima qualità”.

18 Giugno 2015
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