Cossutta “compagno leale di una stagione dura, ma nobile”. Il ricordo di D’Alema

ROMA – Armando Cossutta, “un protagonista di quella generazione che ha costruito la democrazia per rendere questo paese più giusto”. Con “un impegno che deriva dalla migliore tradizione del comunismo italiano”. Così Massimo D’Alema ricorda ‘il compagno Cossutta’ nel cortile di palazzo Madama, nel corso della commemorazione voluta dalla famiglia dell’ex dirigente comunista scomparso tre giorni fa.

d'alema

M. D’Alema

Quella parola ‘compagno’, ricordata anche dalla nipote di Cossutta, D’Alema la sottolinea, ricordando i tempi in cui non esistevano “i vezzi politici di chiamarsi per nome… Massimo, Armando, Enrico ma si premetteva sempre ‘compagno’ al cognome. Perfino l’amata moglie Emy, lo chiamava ‘compagno Cossutta’“. Una parola evocativa e nobile alla quale sono seguiti, dietro appellativi confidenziali, i “cattivi vezzi di una cattiva politica”, punge D’Alema, ricordando come anche allora “la lotta politica non è stata un minuetto, con dissidi forti, ma Armando è sempre stato un combattente leale, senza rancore personale perché il rispetto e il senso di amicizia non veniva mai meno”.

E ancora, D’Alema ricorda: “Nelle più aspre divisioni non veniva mai meno lo spirito unitario”. Cosa che “è costata a Cossutta scelte difficili, quando ruppe con chi aveva rotto l’unità del centrosinistra”. Rimane questa, secondo D’Alema, una “grande e attuale lezione”. Come quella dell’attenzione alle giovani generazioni: “Armando aveva una grandissima umanità, un animo dolce, a dispetto della fama di durezza. Era fondamentalmente un uomo buono e affettuoso con i più piccoli, attento e generoso con i giovani, aveva in sè- spiega D’Alema- l’idea che si doveva costruire il futuro. Una qualità che la politica deve recuperare”.

Anche il rapporto di Cossutta con la moglie, “la sua Emy, la cui scomparsa è stata per lui il venire meno di una ragione di vita, anche questo rapporto testimonia una concezione di vita, un certo tipo di civiltà“. E, secondo D’Alema, “questo è stato il comunismo, non dissimile dalla migliore tradizione cattolica del paese”. Insieme rappresentano “il più straordinario patrimonio di valori e civiltà che ha consentito a questo paese di uscire dalla guerra e costruirsi come un grande Paese”.

L’appello finale di D’Alema è all’oggi, al “peso di una reponsabilità maggiore verso quella comunità di compagni dispersa, piegata, umiliata, deprivata della sua storia e dei suoi valori”. Con “l’impegno a riprendere il senso della storia di questa comunità, della nobilità della politica” di cui Cossutta è fra i maggiori testimoni.

di Teresa Corsaro, giornalista professionista

17 Dicembre 2015
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