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Dura la vita da ispettore del lavoro: “Noi insultati e maltrattati”


BOLOGNA – Non solo tagli e pochi mezzi, ma anche condizioni lavorative peggiorate in un mondo, quello del lavoro, sempre più teso e a rischio, tra minacce, insulti e aggressioni fisiche. È la fotografia che descrivono gli ispettori del lavoro di Bologna, scesi in piazza questa mattina in piazza Roosevelt, davanti alla Prefettura, nell’ambito della mobilitazione nazionale proclamata dai sindacati del pubblico impiego Fp-Cgil, Cisl Fp, Uilpa e Flp.

Si ritrovano in 50 a protestare contro i tagli al fondo produttività (50% in meno, cioè sette milioni in meno) e la nuova organizzazione (suddivisa tra Ispettorato nazionale del lavoro e Agenzia nazionale politiche attive del lavoro), attiva dall’1 gennaio 2017. Ma non c’è solo la questione economica: fare l’ispettore del lavoro è diventato sempre più difficile, soprattutto negli ultimi anni.

“SE ANDIAMO NEI NEGOZI ANCHE I CLIENTI CI DISPREZZANO”

Siamo insultati e maltrattati quando andiamo nelle aziende– spiega Maurizia Monti, responsabile vigilanza dell’Ispettorato del lavoro di Bologna- e non maltrattano o insultano noi, ma lo Stato che rappresentiamo”. Atteggiamento che non si limita solo ai ‘controllati’: “Se andiamo a ispezionare un pubblico esercizio notiamo disprezzo anche nella clientela, perchè magari facciamo tardare un attimo il servizio”. Gli altri manifestanti confermano, denunciando condizioni sempre più difficili.

A VOLTE MINACCE PESANTI E AGGRESSIONI

Qualcuno accenna anche ad aggressioni fisiche. “Qualche collega è stato minacciato anche pesantemente– aggiunge Monti- tocchiamo con mano uno scadimento del senso della legalità che dovrebbe preoccupare”. Le tutele sono “inesistenti- spiega Claudio Salerno dell’Rsu- siamo in grossissima difficoltà quando troviamo caporali o lavoratori clandestini“.


SENZA COMPUTER E SENZA MEZZI. E LA BENZINA VIENE RIMBORSATA COME NEGLI ANNI ’80

Le difficoltà ‘di lavoro’ degli Ispettori del lavoro non si esauriscono solo nel mancato riconoscimento del ruolo sociale. Oltre al taglio dei fondi, mancano computer, software aggiornati, mezzi e formazione. Oltre agli strumenti di lavoro, infatti, gli ispettori infatti devono spostarsi con mezzi propri e sono rimborsati solo parzialmente. “Non ci vengono dati strumenti per contrastare in modo serio le distorsioni del mercato del lavoro degli ultimi anni- spiega Luciano Schiavo- basti pensare che i nostri rimborsi chilometrici sono basati su criteri stabiliti negli anni ’80“. Una protesta analoga è avvenuta in contemporanea nelle prefetture di Modena e Rimini e Reggio Emilia.

di Davide Landi, giornalista

17 novembre 2017
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