Governo, il contratto si rompe a tavola: Di Maio verdure, Salvini pizza e vino - DIRE.it

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Governo, il contratto si rompe a tavola: Di Maio verdure, Salvini pizza e vino

ROMA – Tra un tavolo tecnico e uno politico, tra una riunione e l’altra, c’è posto anche per la tavolata. Ogni intesa, ogni trattativa ha i suoi schemi e i suoi riti e per Luigi Di Maio, protagonista del tira e molla con Matteo Salvini delle ultime settimane, c’è un punto fermo all’interno della sua giornata.

Alle 14 o giù di lì si concede una passeggiata di un centinaio di metri per andare da Montecitorio a via delle Coppelle, per un pranzo da ‘Maccheroni’. Un tragitto breve, percorso ovviamente in mezzo a decine di telecamere e giornalisti. È il circo mediatico, la ressa di obiettivi e cavalletti che si autoalimenta e che anche Di Maio contribuisce ad alimentare rilasciando dichiarazioni quotidiane.

Non è una novità: Silvio Berlusconi lo faceva tra i negozietti di via del Plebiscito o davanti agli antiquari di via dei Coronari. Passeggiate nel cuore di Roma fatte (anche) a uso e consumo dei cronisti, che raccoglievano spesso abbondanti virgolettati dell’ex Cavaliere.

Di Maio, nella sua breve marcia verso il ristorante, in solitaria e senza scorta alcuna (oggi ha congedato un solerte carabiniere che si era proposto di fargli da scudo alle telecamere), aggiorna tutti sulla trattativa in corso con la Lega. Una frase tra i turisti che mangiano il gelato da Giolitti, un’altra tra i motorini in sosta e la spazzatura in Campo Marzio, una nel budello che lo porta in piazza delle Coppelle, dove a quell’ora si sta smontando il mercato di frutta e verdura.

Capita allora che un operatore inciampi su una cassetta di banane, che a una cronista restino impigliati i capelli nella giacca di un collega e per liberarsi morda il braccio del malcapitato, che un fotografo cada e terra e venga aiutato a rialzarsi dal premier in pectore. Ieri persino Di Maio è stato sul punto di sbottare: si è sentito tirare la giacca, ha avvertito un colpo da dietro: “Prendetemi pure a calci”, ha scherzato a mezza bocca.

L’avvicinamento alla tavola dura pochi minuti, qui finalmente può sedersi in tranquillità, anche se ad attenderlo fuori restano decine di giornalisti. Lui mangia dentro, assieme ai collaboratori più fidati: Bonafede, Dettori, De Falco. All’esterno restano telecamere e taccuini, mentre gli avventori, italiani e non, domandano chi ci sia di così importante.

E mentre le turiste giapponesi mangiano carbonara e cappuccino, qualche italiano prende coraggio e disturba Di Maio per un selfie. Lui, sempre educato e sempre in giacca e cravatta, anche a tavola, sorride e concede lo scatto. I piatti forti del ristorante in questione sono i primi piatti della tradizione romana: amatriciana (Bonafede ne va pazzo), gricia, carbonara, cacio e pepe. Di Maio però preferisce star leggero. Quasi sempre sceglie un secondo: un filetto, una tagliata con contorno di verdure.

Cicoria, carciofi finché è stata stagione. Oggi un’insalata, che sceglie spesso, col pollo. Quasi mai la pasta. Ieri però si è concesso uno spaghetto al pomodoro. Niente vino né dolci.

Quello fotografato a inforchettare pasta e bere birra è Salvini che invece, quando sceglie di mangiare in un ristorante del centro, preferisce restare visibile e sedersi nei dehors dei locali. Dove è stato immortalato anche con un piatto di crocchette, pizzette e vino rosso. Il segretario del Carroccio ama anche il gelato, spesso lo prende nei pressi di Montecitorio: una passione che condivide con Umberto Bossi, negli anni fedele ai tramezzini e alle creme di Giolitti.

Finito il pranzo, Di Maio rientra alla Camera dove lo attendono le trattative rimaste in sospeso. E dove ritrova i capigruppo del Movimento, Toninelli e Grillo, che spesso e volentieri pranzano più modestamente alla mensa della Camera.

Più salutista è Emilio Carelli: non è difficile incrociarlo, all’ora di pranzo, mentre fa la spesa in un noto supermercato biologico del centro.

17 maggio 2018
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