Politica

Febbre elettorale, i dilemmi degli italiani nelle urne cinematografiche

ROMA  – L’appuntamento con le urne è la periodica tappa fissa dei cittadini italiani, spesso ‘dilaniati’ da dilemmi dentro la cabina elettorale. Matita in mano, scheda davanti e sudore sulla fronte.  Un momento così coinvolgente da essere finito tante e tante volte anche sul grande schermo.

Uno dei film più amati della commedia tricolore si snoda addirittura tutto intorno al viaggio per andare a votare dei protagonisti. ‘Bianco, rosso e Verdone’, anno 1981, vede sullo schermo uno strepitoso Carlo Verdone (anche regista) che si fa, letteralmente, in tre: è lui a dare il volto all’instancabile Furio, pedante e logorroico, partito da Torino con la moglie Magda per recarsi alle urne nella città di residenza; sempre Verdone è il tenero Mimmo che accompagna la nonna Sora Lella a votare da Verona a Roma e sempre lui è l’emigrato Pasquale Ametrano, dalla Germania alla Basilicata attraverso innominabili difficoltà- dai furti alle botte- per poi finire nell’agognato seggio materano a tu per tu con il presidente del seggio e gli scrutatori e lasciarsi andare a un improcrastinabile: “Sapete che vi dico? Andatela a piglià tutti quanti ‘nder culo”. 

Tra i personaggi a cui gli italiani sono più affezionati ci sono anche i nemici-amici di Guareschi, Don Camillo e Peppone. Anche a Brescello, paese dell’irriverente parroco e del sindaco comunista, si va al voto. E naturalmente la sfida è all’ultima scheda.  In ‘Don Camillo e l’onorevole Peppone’ è il prete ad ammonire i compaesani: “Ricordate, nel segreto della cabina elettorale Dio vi vede…  e Stalin no!”. Era il 1955.

Le elezioni, a volte, hanno fatto anche sudare. E’ il caso del ragionier Fantozzi, che, in ‘Fantozzi subisce ancora’ (1983), è talmente indeciso su chi votare che si dedica a una full immersion nel dibattito pre-elettorale. Da Marco Pannella a Giovanni Spadolini, da Ciriaco De Mita a Enrico Berlinguer, da Giorgio Almirante e Nilde Iotti a Giulio Andreotti, Fantozzi segue tutti. Tutti, in una vera orgia elettorale.

Negli anni più recenti, fatti di disincanto e delusione, la nuova maschera del cinema a tema urne è quella di Cetto Laqualunque: politico spregiudicato e ignorante, in ‘Qualunquemente’ (2011) Antonio Albanese crea il nuovo mostro della competizione elettorale. “Porteremo barche di pilu, navi cariche di pilu, insommamente, fortissimamente… pilu!!” è il suo inequivocabile programma.

In ogni caso, l’invito che arriva dal cinema è sempre quello di andare a votare. Non importa per chi o per che cosa, ma non astenersi. Lo dice meglio di tutti Eduardo De Filippo, che nel celebre ‘monologo del caffè’, in cui interpreta Pasquale Lojacono, lo dice chiaro e tondo, tra un consiglio su come preparare il caffè e l’altro, tutte cose che sotto un certo punto di vista, sono la poesia della vita’: “Per queste elezioni dobbiamo votare tutti quanti, nessuno escluso. Perché sennò poi vengono i pentimenti e i rimorsi. Votare per chi si vuole, ma votare“, esortava nel 1948.

di Antonella Salini

17 aprile 2016
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