Cultura

Tornano a vivere i tesori di Tamerlano, Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro in missione a Herat

Foto Afghanistan 13

ROMA  – La ricostruzione 3D rivela nei dettagli tutte le ferite delle ceramiche blu e turchesi, un tempo simbolo dell’antica dinastia Timuride e del suo fondatore, Tamerlano. Il Mausoleo di Gawhar Shad, a Herat, deve il suo nome e la sua magnifica decorazione architettonica alla nuora del mitico condottiero, che nella valle immersa nell’Asia centrale diede vita a un grande complesso architettonico, cuore della potenza Timuride tra il Trecento e il Cinquecento.

Le Moschee e le Madrase che ricordavano i colori e le forme di Samarcanda vennero in gran parte distrutti dalla furia inglese a metà Ottocento, che privò l’Afghanistan di uno dei suoi tesori più preziosi. Quello che resta della gloria Timuride per anni è stato abbandonato al degrado, fino alla decisione dell’Unesco di attivare un progetto finanziato dalla Cooperazione italiana allo Sviluppo del ministero Affari esteri. ‘Conservazione, gestione sostenibile e promozione del patrimonio culturale di Herat’, questa l’iniziativa a cui partecipa l’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro (Iscr), guidato da Gisella Capponi. Tre le missioni in Afghanistan, durante le quali l’Istituto romano ha valutato lo stato di conservazione del Mausoleo di Gawhar Shad.

In questo primo anno, gli esperti Iscr, guidati dall’architetto Giorgio Sobrà e dalla restauratrice Elisabetta Prunas, hanno lavorato sulla cupola del Mausoleo con un cantiere pilota che ha analizzato la struttura attraverso una campagna d’indagini diagnostiche. “È un edificio molto importante- spiega Sobrà all’agenzia Dire- Sia da un punto di vista architettonico che decorativo, rappresenta uno degli esempi più significativi della dinastia Timuride, che tra il Trecento e il Cinquecento dominava l’area del centro Asia“. La connessione con Tamerlano, tra l’altro, è decisamente stretta, visto che a volere la costruzione del Mausoleo fu sua nuora, Gawhar Shad. “Questa struttura è una delle poche parti che rimane del grande complesso fatto costruire da lei e in gran parte distrutto dagli inglesi”.

Nel corso del Novecento e anche all’inizio del Duemila, il Mausoleo è stato oggetto di restauri, “ma si è trattato di interventi non sempre adeguati” che non hanno garantito la conservazione e la presentazione corrette del monumento. “Soprattutto per gli esterni- dice Sobrà- il Mausoleo era allo stato di rudere. Si tratta dunque di mettere in campo un intervento ispirato alla metodologia del restauro archeologico”. Le preziose maioliche blu e turchesi di cui è rivestito il monumento sono state analizzate dall’Istituto, che ha studiato così le malte originali e i materiali usati negli interventi di restauro precedenti. Le analisi dei campioni, realizzate nei laboratori dell’Iscr, hanno permesso di arrivare a una prima valutazione dei danni, grazie anche alla documentazione in 3D realizzata con sistemi fotogrammetrici all’avanguardia.

Le immagini digitali ricompongono un modello tridimensionale della cupola già dotato di decorazione, “uno strumento utilissimo per lo studio delle patologie e, dunque, per la valutazione del tipo di intervento di restauro adeguato. A ogni pixel- spiega Sobrà- corrispondono 0,5 millimetri, e questa precisione ci permette di analizzare tutti i segni del degrado e avere un modello utilizzabile a fini conservativi”. Oltre a mettere in sicurezza il materiale antico conservato, l’equipe Iscr è intervenuta su mancanze e lacune, usando le tecniche messe a punto dall’Istituto: “La ricomposizione di una immagine complessiva e la riconoscibilità dell’intervento guida il nostro lavoro, attraverso l’uso di materiali il più possibile compatibili con quelli antichi. I restauratori, ex allievi della Scuola di alta formazione dell’Istituto, hanno portato avanti il cantiere pilota sotto la nostra direzione. Lo studio della cupola- racconta l’architetto responsabile del progetto- ci ha rivelato i principali meccanismi di degrado e le patologie dell’edificio, mettendoci in grado di proporre una soluzione che possa essere applicata ed estesa a tutto il resto del monumento”. È questo il progetto a cui oggi l’Iscr sta lavorando insieme all’Unesco, “in modo da mettere in sicurezza, restaurare e ricomporre l’immagine del Mausoleo di Gawhar Shad”. Sul lungo periodo, un lavoro di questo tipo potrebbe garantire all’Afghanistan anche un ritorno turistico importante, oltre al recupero di una memoria collettiva. “Ma è necessario che il Paese ritrovi la pace- aggiunge l’architetto- Oggi, ovviamente, un problema importante nell’organizzazione delle nostre missioni è garantire un elevato livello di sicurezza in un territorio ancora molto difficile”.

16 aprile 2016
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