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“Il futuro è la ricerca clinica”, forum a Roma /VIDEO

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ROMA – L’impegno dell’Italia nella ricerca clinica e’ in costante crescita grazie al contributo dell’industria farmaceutica e nonostante il ‘freno’ della burocrazia. Per ricevere un impulso decisivo, il settore attende un riordino anche in vista dell’entrata in vigore, nel 2018, del nuovo regolamento europeo sulla sperimentazione clinica. Sono i principali temi trattati nel corso del forum ‘Il futuro e’ la ricerca clinica – Un’opportunita’ per il paziente, il Ssn e il Paese’, organizzato da The european house-Ambrosetti in occasione della celebrazione dei 10 anni di Celgene in Italia, con la partecipazione di autorevoli rappresentanti della ricerca nazionale.

“Il nostro Paese ha eccellenze eccezionali nel campo della ricerca e dell’assistenza, ma non riesce ad esprimerle al meglio- ha dichiarato il presidente dell’Istituto superiore di sanita’, Walter Ricciardi- Faccio un esempio: siamo tra i primi in determinati settori della ricerca oncologica per pubblicazioni, pero’ siamo tra gli ultimi per progetti europei vinti o per investimenti provenienti dall’estero. Dobbiamo allora accorciare questo gap, e l’Iss, assieme al ministero della Salute e a quello della Ricerca, con tante istituzioni pubbliche e private, sta cercando di farlo”.


Se in Europa il numero di studi clinici e’ calato del 32% dal 2008 al 2014, negli ultimi anni in Italia la percentuale e’ in progressiva crescita, grazie all’aumento degli studi di fase 1. Si e’ passati infatti dai 583 del 2013 ai 592 del 2014, quasi il 20% del totale degli studi europei, per arrivare infine ai 681 del 2015. L’Italia, inoltre, e’ nella top 10 mondiale per numero di pubblicazioni realizzate in ambito medico nel periodo 1996-2015, mentre e’ addirittura al primo posto per numero di pubblicazioni per ricercatore e numero di citazioni per ricercatore, con una prevalenza di studi dedicati all’oncologia.

“Sono sicuro che la ricerca portera’ un maggiore controllo delle malattie, maggiori risposte e maggiore possibilita’ di prolungare la vita del paziente, anche in fasi avanzate della malattia- ha detto il direttore del Cancer center, Armando Santoro- Io ritengo che la ricerca non possa fare a meno dell’industria farmaceutica: sono le uniche che producono nuove molecole. Ma c’e’ bisogno anche di una ricerca libera e indipendente. Basterebbe ridurre una burocrazia che non solo rallenta i tempi, ma aumenta i costi e rende piu’ difficile la gestione. Nulla vieta, poi, che queste ricerche di interesse pubblico e sociali possano essere direttamente coordinate da organi istituzionali. Questo renderebbe ancora piu’ semplice la loro gestione”.

Celgene, che con l’occasione ha festeggiato i suoi 10 anni in Italia, ha contribuito alla ricerca realizzando “78 studi clinici di cui 50 ad oggi attivi- ha fatto sapere- con un investimento in ricerca e sviluppo di oltre 120 milioni di euro e circa 1.800 pazienti coinvolti, supportando 69 studi accademici”.
L’azienda farmaceutica, inoltre, oggi ha presentato il ‘Celgene research Award’, un contributo diretto ai giovani ricercatori. “Abbiamo deciso quest’anno, in occasione del decennale, di fare un focus dedicato ai giovani ricercatori- ha spiegato Pasquale Frega, ad di Celgene Italia- Quindi abbiamo istituito un bando, gestito da societa’ scientifiche, che finanziera’ per 200mila euro le ricerche scientifiche dei giovani. L’ambizione e’ di finanziare progetti interessanti e di dare un contributo nel fermare la fuga di cervelli”.

di Flavio Sanvoisin, giornalista professionista

15 settembre 2016

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