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Prima campanella dell’anno scolastico a Roma. Studenti divisi tra speranze e proteste

protesta_scuolaROMA – La prima campanella scolastica è risuonata, oggi, anche per le vie della Capitale. L’appuntamento per tutti – studenti, professori e genitori – è scattato, puntuale, questa mattina alle 8. Tra entusiasmi, paure, perplessità e qualche polemica, soprattutto legata all’entrata in vigore della ‘Buona Scuola’, il nuovo anno scolastico ha preso, quindi, inizio. “Sicuramente sarà un anno difficile, perché di passaggio ad un nuovo sistema, ma aspettiamo le linee guida prima di esprimere un giudizio sulla riforma”, ha dichiarato Raffaella Massacesi, preside del liceo “E. Montale” di via di Bravetta, aprendo le porte della ‘sua’ scuola.

A proposito delle nuove competenze dei presidi il dirigente ha, poi, aggiunto “la figura del preside ha da sempre grandissime responsabilità, ma per dire come cambia il nostro lavoro aspettiamo che la riforma vada a regime”. Intanto, però, alcuni problemi ci sono. Il “Montale”, infatti, e’ una scuola grande (più di 1600 ragazzi) e si appoggia ai locali del vicino liceo “A. Volta”. Il motivo? I lavori di ristrutturazione sono in corso da tre anni perché rallentati da problemi legati all’appalto. La scuola non può ospitare tutti i ragazzi che fanno richiesta, ma, soprattutto, “il problema del sovraffollamento delle classi rischia di penalizzare i più deboli, perché e’ molto difficile personalizzare l’insegnamento in classi di oltre 30 persone”. Proprio in via Bravetta, dinanzi la sede del liceo, l’UdS ha esposto uno striscione, uno dei primi che caratterizzerà l’intero anno scolastico, contro la “Buona Scuola”.

“Preoccupata” anche la professoressa Greganti, docente di lettere sempre al Montale. “Le linee guida del Ministero ancora non sono molto chiare, sia sull’organizzazione della vicepresidenza e della presidenza, che sull’organico potenziato. Ovvero, su quale sarà la funzione reale dei nuovi docenti e se questi saranno immessi in un incarico che sia realmente corrispondente alla loro professione”.

Se i professori hanno aperto l’anno scolastico con il ‘freno’ tirato aspettando che la ‘Buona Scuola’ decolli, gli studenti non hanno perso tempo. Per loro la riforma è un ‘muro da buttare giù come hanno, simbolicamente fatto, i giovani della Rete degli studenti medi dinanzi al ministero dell’Istruzione. “Siamo contrari alla legge 107/15 – hanno spiegato – perché vogliamo una scuola totalmente nuova dove l’apprendimento, la didattica e lo studente siano realmente al centro: non una scuola-azienda, diseguale e selettiva, ma invece una scuola che punti a portare ciascuno al successo formativo, una scuola che sia costruita sulla democrazia, sull’integrazione e sull’inclusione di tutti, attraverso il diritto allo studio, il potenziamento dei servizi per gli studenti e la partecipazione”. A parlare Alberto Irone, portavoce nazionale della Rete degli Studenti Medi. “Chiediamo da anni – ha poi aggiunto – che la scuola diventi un motore di cambiamento sociale, un centro civico, uno spazio d’aggregazione che sappia governare le complessità tutelando le differenze, che realizzi l’eguaglianza sostanziale valorizzando le diversità di ciascuno di noi. Mai come in questo momento storico crediamo che l’istruzione rappresenti l’arma più potente per cambiare il mondo e, nel nostro piccolo, la nostra Europa, in cui assistiamo ancora increduli all’innalzarsi di muri costruiti sull’egoismo, le paure e l’odio e non invece ponti di solidarietà, rispetto per il diverso e piena integrazione”. “Noi questi muri – ha poi concluso il portavoce – li vogliamo abbattere, per costruire dalle loro macerie una società diversa, una scuola che si ponga l’obiettivo primario, in questa fase storica, di diventare centro educante di comunità che si fondano sul rifiuto del razzismo e della xenofobia. Il diritto allo studio per tutte e tutti e l’innalzamento dei livelli d’istruzione sono rivendicazioni universali ad oggi inascoltate per cui ci siamo battuti nel corso di questi anni. Mai come ora c’è necessità di attuarli per sconfiggere il ritorno dei neo-fascismi e di chi crede che nessuna vera integrazione sia possibile: ognuna di queste rappresenta un altro mattone per il futuro. Another brick for the future”.  studenti_ragazzi

Diversi, i sentimenti di chi ha, invece, regolarmente, preso posto nel banco al suonare della campanella. Per Marta, studentessa del liceo A. Volta di Monteverde, è questo “il ritorno di un incubo”, Anna e Cristina, appena arrivate alle superiori, hanno un’unica paura quella di perdersi di vista perché ‘capitate in classi diverse’. Per i ragazzi del Tasso, invece, la vera priorità è quella di correre subito in classe ma la loro “non e’ una corsa all’ultima fila ma al banco tattico”. Per un gruppo di maturandi del Righi, infine, la vera preoccupazione è quella di aver cambiato insegnante di matematica e fisica ogni anno, ritrovandosi oggi “più preparati in filosofia e in italiano che in matematica e fisica nonostante iil nostro sia un liceo scientifico”. Tutti, ma proprio tutti, concordano però su un dato, “le vacanze sono durate troppo poco e svegliarsi presto questa mattina è stato un vero e proprio trauma”.

di Giulia Filpi e Aurora Bincoletti

15 settembre 2015

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