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‘Fishers of men’, storie di salvataggio in mare

ROMA  – “La migrazione ha delle conseguenze sulle persone e sulla società”. Inizia così il racconto ‘Fishers of men’ – ‘Pescatori di uomini‘ – documentario in lingua inglese che esplora il lavoro di Moas, Migrant offshore aid station, e disponibile anche sul sito dell’agenzia DIRE.


Moas è una ong attiva nel Mediterraneo, nell’Egeo e nel Golfo del Bengala per il salvataggio dei migranti. Tale “idea pioneristica”, come la definiscono i suoi stessi fondatori, i coniugi Christopher e Regina Catrambone, è nata nel 2013 in seguito al disastroso naufragio al largo di Lampedusa, in cui persero la vita 400 tra uomini, donne e bambini.

‘Fishers of Men’, come spiega Regina alla DIRE, “non illustra solo le motivazioni e i passaggi necessari per dare alla nostra nave Phoenix una nuova missione di salvare vite in mare, ma fa salire il pubblico a bordo con noi, con l’equipaggio e con i migranti strappati alle onde.

La telecamera – implacabile e onesta – mostra in modo diretto come avviene l’avvistamento di una imbarcazione in difficoltà e scandisce le fasi successive: il recupero in mare, l’arrivo a bordo, l’individuazione dei feriti, le madri disperate che non trovano i propri figli“. E così sorgono domande “semplici, ma ineludibili”, come suggerisce la cofondatrice di Moas. “Vorremmo noi essere quella madre dalle cui braccia sono scivolati via i figli? Vorremmo noi essere un membro dell’equipaggio Moas che a quella madre deve raccontare l’atroce verità? No. Ma sicuramente vorremmo essere salvati dalla Phoenix che, come dice mia figlia Maria Luisa, è un porto sicuro in mezzo al mare”.

I SALVATAGGI DEL MOAS

Grazie a questa nave di 40 metri, la ‘M.Y. Phoenix’, a due aerei a pilotaggio remoto, e due Rhib (Rigid-hulled inflatable boats), lo staff del Moas ha salvato dal 2013 ad oggi oltre 12mila persone che hanno cercato di attraversare il Mediterraneo, l’Egeo e il Golfo del Bengala. ‘Fishers of men’ racconta proprio la vita a bordo del team di marinai e del personale addetto alla ricerca, al soccorso e all’emergenza medica, per impedire che chi fugge dalla fame e dalle guerre trovi la morte davanti alle nostre coste.

di Alessandra Fabbretti, giornalista

15 aprile 2017

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