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M5s attacca: “La Regione Veneto non controlla tutti i tipi di Pfas”

no_pfasVENEZIA – I “controlli effettuati in Veneto sulle sostanze Perfluoroalchiliche (Pfas) hanno enormi limiti. Ad esempio, mirano a quantificare nelle varie matrici ambientali e anche nel sangue “solamente i composti perfluorati a catena lineare e non quelli ramificati”. Lo denuncia il capogruppo del Movimento 5 stelle in Consiglio regionale, Jacopo Berti, oggi in conferenza stampa a Padova insieme alla consigliera comunale di Montecchio Maggiore, Sonia Perenzoni, e all’assessore all’Ambiente del Comune di Sarego, Flavio Zambon.

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“Si può in linea generale ipotizzare che il comportamento chimico e fisico di due isomeri non differisca molto l’uno dall’altro, e quindi anche le loro proprietà tossicologiche e i loro effetti sull’ambiente e sull’uomo”. E ciò vuol dire che se “già i valori dei Pfas presenti nel sangue delle persone che abitano la cosiddetta zona rossa sono elevati”, considerando “anche i composti perfluorati ramificati i valori sarebbero sicuramente decuplicati e l’allarme inquinamento da sostanze perfluoroalchiliche raggiungerebbe un livello elevatissimo”.

La battaglia prntastellata si sposta quindi ora sui perfluoroalchilici ramificati, per i quali Berti annuncia di voler chiedere l’istituzione dei limiti e l’inserimento nel biomonitoraggio.

“Ci batteremo attraverso l’impegno dei nostri parlamentari affinché il governo ampli lo spettro degli elementi inquinanti da monitorare”, anche perché non si capisce perché ci si concentri su 12 composti inquinanti quando in realtà il loro numero è maggiore.

“La realtà è che chi ha il potere e l’onere di garantire la sicurezza dei cittadini veneti non lo sta facendo” conclude Berti, tornando a ribadire che secondo lui la Regione dovrebbe “chiedere almeno la temporanea sospensione della produzione di Pfas da parte della Miteni, per poter operare tutte le necessarie verifiche che garantiscano effettivamente la piena tutela della salute dei residenti”.

14 luglio 2017

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