Quintali di posta ferma in magazzino, sindacati: "Sarà sempre peggio" - DIRE.it

Emilia Romagna

Quintali di posta ferma in magazzino, sindacati: “Sarà sempre peggio”

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BOLOGNA – Fuoco incrociato contro le Poste in Emilia-Romagna: nei magazzini giacciono quintali di corrispondenza non consegnata per via del recapito a giorni alterni voluto da Poste e sperimentata da qualche mese nelle principali città della regione. E più cresce la posta non consegnata, più monta la rabbia di sindacati e politica. I sindacati sono già sul piede di guerra a Parma e Piacenza (lì ci sono oltre 50 quintali di corrispondenza in giacenza), ma il problema “è omogeneo” in tutta l’Emilia-Romagna: da Modena a Ravenna, da Forlì a Rimini, fino al caso limite di Cattolica. E a giudicare dalla convocazione della stampa per domani a Bologna l’incontro di ieri tra sindacati e azienda per cercare di risolvere il problema non è andato bene.

posta_bucaDomani infatti, a Bologna, Cgil-Cisl-Uil di categoria e Failp-Cisal terranno una conferenza stampa per parlare delle “criticità del nuovo modello”, cioè di “giacenze ed esuberi”, ma anche delle “problematiche legate alla possibile quotazione di un ulteriore 30% di azioni del gruppo Poste” e, infine, si soffermeranno su “azioni di mobilitazione e lotta”. E in parallelo monta lo scontento della politica: particolarmente scontenti delle novità del recapito a giorni alterni si sono detti i Comuni del cesenate. Due giorni fa è stato Tommaso Foti, consigliere regionale Fdi, a raccogliere allarmi e preoccupazioni sindacali e dal territorio chiedendo alla Giunta Bonaccini di avviare “un immediato confronto” con l’azienda. Ma ora l’allarme arriva anche a Roma. Il parlamentare di Fi, Massimo Palmizio, interroga infatti il Governo perchè è “necessario che Poste ridiscuta con il Governo il suo piano di tagli dei servizi, chiusure di uffici e distribuzione a giorni alterni”.

poste_italianeIl nuovo piano di distribuzione della corrispondenza e dei quotidiani a giorni alterni coinvolge 5.200 Comuni italiani e Palmizio cita il flop di Parma: postini ridotti da 106 a 60, a causa dei disservizi causati dalla distribuzione a giorni alterni, “ritardi e difficoltà nella consegna della posta” e “ben quattro tonnellate di corrispondenza, tra cui bollette, raccomandate ordinarie e atti giudiziari” che restano fermi senza arrivare a destinazione. Palmizio segnala che disagi anche maggiori ci saranno per i Comuni montani e chiede di puntare su un ‘rimedio’ digitale: sarebbe “utile avviare soprattutto nelle zone rurali una sperimentazione di forme di recapito digitale alternativo o complementare, e allo stesso tempo lanciare progetti sperimentali che incentivino la riduzione della digital divide e l’alfabetizzazione di specifiche comunità locali all’uso di internet”.

In attesa di questo, occorre che il Governo si muova “per rivedere urgentemente il piano di riduzione dei servizi di Poste affinché venga assicurata la regolare consegna della corrispondenza”. Alza la voce anche la Lega nord: i suoi consiglieri regionali contestano la scarsa informazione a cittadini, aziende e enti locali e temono pesanti contraccolpi negativi nei Comuni in aree disagiate e appenninici “scarsamente coperti dalla rete telematica, per i quali il servizio di corrispondenza postale risulta essere di fondamentale importanza per i residenti, soprattutto per le persone più anziane, e per le aziende”. Di qui la sollecitazione alla giunta regionale a dare un parere su queste scelte di Poste che vanno urgentemente convocate per “per discutere un’eventuale riformulazione del provvedimento adottato unilateralmente”.

13 aprile 2016
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