Sanità

Pene curvo, scoperta una nuova cura non invasiva rivoluzionaria

ROMA – Da uno studio effettuato a Firenze su circa 100 pazienti arrivano i risultati di una cura non invasiva per la curvatura del pene. Una malattia che puo’ essere congenita oppure derivare dall’induratio penis plastica, chiamata anche malattia di La Peyronie, dal nome del chirurgo del re Luigi XV di Francia, che per primo se ne occupo’.

Le origini della malattia

Si tratta di una patologia causata dalla comparsa di placche fibrose sulla tunica albuginea, la membrana áfibrosa che avvolge quasi del tutto formazioni anatomiche dell’apparato genitale: testicoli, epididimo e corpi cavernosi del pene, che ne compromettono la naturale elasticita’ per cui, in erezione, nella zona interessata dalla placca il tessuto rimane contratto, causando la curvatura del pene verso il lato colpito. Le cause di questa malattia ancora non sono note, ma l’ipotesi piu’ accreditata e’ che le placche siano cicatrici a volte calcificate di lesioni della tunica stessa, dovute a microtraumi a carico del pene avvenuti durante il coito.

La Pera: “Questa nuova cura è una rivoluzione”

“Questa nuova cura e’ una rivoluzione” ha dichiarato Giuseppe La Pera, andrologo, specialista al San Camillo di Roma, commentando con l’agenzia Dire questa nuova tecnica. “Prima per correggere la curvatura del pene- ha continuato- c’erano tre tipi di interventi: il piu’ semplice consisteva nel creare una sutura dalla parte opposta della curvatura per creare un tirante equivalente, ma aveva lo svantaggio di accorciare il pene. Altrimenti si operava dove c’e’ la cicatrice mettendoci una patch di vario materiale in modo da allungare il lato corto. L’impianto di protesi del pene e’ il terzo tipo di intervento, il piu’ invasivo di tutti, perche’ alle volte questa cicatrice ingloba anche l’arteria del pene provocando l’impotenza. Il presupposto di questo tipo di correzioni e’ sempre l’erezione, naturale o farmacologica che sia, quando non vi e’ erezione non ci puo’ essere una correzione. Questa innovazione invece intanto permette di non entrare in sala operatoria, perche’ con una semplice puntura questa enzima, una collagenasi, va a sciogliere la sostanza, il collagene, presente nella cicatrice”. Il pene viene liberato e riesce a distendersi completamente.

Secondo il dottor Nicola Mondaini, colui che ha eseguito lo studio su questa nuova tecnica, ha una percentuale di riuscita vicino all’80%. Secondo La Pera le percentuali, a livello internazionale, sono piu’ basse, “siamo intorno al 30-40%, ossia coloro che possono tornare ad avere rapporti sessuali e non solo un miglioramento estetico, ma comunque si sta parlando di una grande conquista”.

“E’ una tecnica praticabile da qualunque urologo esperto di infiltrazioni e che abbia fatto un training particolare. In questo senso- ha concluso- la Società italiana di andrologia si e’ gia’ mossa organizzando corsi ad hoc su tutto il territorio. C’è da dire che questo tipo di terapia è molto costosa. Ogni fiala si aggira intorno agli 800 euro più Iva e, generalmente, sono necessarie più fiale, oltre ai costi della clinica e del chirurgo”.

12 dicembre 2017
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