Cultura

Fotografie e lastre: così l’Iscr aiuta la riproduzione della ‘Natività’ di Caravaggio trafugata

E’ una Natività del Terzo millennio quella che da oggi torna nell’Oratorio di San Lorenzo a Palermo, dove fu trafugata nel 1969 (e mai più recuperata). La magnifica opera di Caravaggio è stata riprodotta dalla Factum Arte, società con base a Madrid specializzata nella realizzazione di repliche ad altissima fedeltà delle opere d’arte. Tecnologie innovative, certo, ma anche le fotografie provenienti dall’Archivio dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro (Iscr). Circa 110mila immagini digitalizzate di tutti i restauri firmati dal prestigioso istituto romano. Tra questi, anche l’intervento eseguito nel 1951 proprio sulla Natività di Caravaggio. In quell’occasione, “così come accade per ogni restauro”, l’Iscr ha documentato fotograficamente tutte le fasi dell’intervento.

Così, la Factum Arte si è rivolta all’Istituto per avere le immagini dell’opera caravaggesca. A raccontare com’è andata, il responsabile dell’Archivio Iscr, Marco Riccardi, intervistato dall’agenzia Dire:

Come è nato questo contributo dell’Iscr alla realizzazione della riproduzione della Natività?
“Siamo stati contattati dalla Factum Arte che stava progettando la riproduzione del dipinto. Un lavoro basato anche sul reperimento di immagini fotografiche dell’originale. L’istituto realizzò il restauro della Natività nel 1951 e in quell’occasione fece una campagna fotografica, come accade per ogni intervento, per documentare lo stato dell’opera prima, durante e dopo il restauro. Gli esperti della società spagnola hanno visionato Ares, il nostro archivio on line, e hanno selezionato una serie di 11 immagini che riproducevano particolari dell’opera”.

Che tipo di immagini sono? Come sono state realizzate?
“La fonte da cui si parte è costituita da lastre di vetro alla gelatina di bromuro d’argento, formato 18 per 24. Fanno parte di un prezioso fondo dell’Archivio fotografico e sono immagini realizzate con una pellicola utilizzata dai primi anni Quaranta fino alla fine degli anni Sessanta, il cui negativo garantisce un grande dettaglio. Dopo l’acquisizione delle 11 immagini, la Factum Arte ci ha chiesto anche due file relativi alle radiografie che l’Istituto ha eseguito sul dipinto. Dunque, in tutto l’Iscr ha fornito 13 immagini in formato digitale ad alta risoluzione”.

A quale scopo acquisire anche delle lastre per la riproduzione?
“Le 11 fotografie scelte da Factum Arte non coprono l’intero dipinto, ma solo parte di esso. La società ha ritenuto che fossero molto ben fatte e molto utili nella fase di riproduzione dell’opera. Per quanto riguarda le radiografie, probabilmente gli esperti le hanno richieste per capire alcuni ‘pentimenti’ dell’autore, alcuni tratti sottostanti che non si scorgono in una fotografia. Inoltre, le lastre possono essere utili anche per incrociare i dati tratti dalle immagini a luce diretta con quelle radiografiche. Del resto, quella della riproduzione è un’operazione importante se eseguita con serietà, e pur tenendo sempre presente che non si tratta dell’originale, può tuttavia regalare una conoscenza di quell’opera che altrimenti sarebbe andata perduta”.

Quante sono le immagini conservate nel vostro archivio? E a quando risale la sua nascita?
“L’Archivio rappresenta la memoria storica dell’Istituto, nato per volontà di Cesare Brandi e Giulio Carlo Argan nel 1939. I restauri, iniziati alla fine del 1941 ed eseguiti dall’Istituto Superiore sia in Italia che all’estero, sono documentati da circa 110.000 immagini. Queste sono raccolte in 2.000 fascicoli che compongono l’archivio storico, che va dal 1942 al 1975, mentre altri 4.000 fascicoli contengono materiale raccolto dal 1976 a oggi. L’Archivio conserva anche 6.000 tra relazioni e schede di restauro disponibili sul portale Ares in formato Pdf e liberamente consultabili, insieme alle 110.000 immagini citate. Tra il 2008 e il 2010 abbiamo riordinato interamente il materiale e lo abbiamo completamente digitalizzato. Fra i documenti prodotti durante le indagini scientifiche condotte dall’Iscr, una testimonianza significativa è rappresentata da circa 4.000 radiografie, anch’esse digitalizzate e consultabili. I nostri principali utenti sono docenti, studenti e studiosi, ma anche case editrici e testate giornalistiche”.

Un patrimonio enorme, può fare qualche esempio?
“L’Archivio conserva, tra l’altro, tutta la documentazione che riguarda i restauri ad Assisi, quelli sui dipinti di Caravaggio, del Mantegna, di Raffaello, di Giulio Romano e di opere come il gruppo equestre del Marco Aurelio, restaurato tra il 1981 e il 1990, e le tombe etrusche di Tarquinia, oltre a tutti i restauri condotti all’estero, quali, a titolo esemplificativo, il mosaico con scene dionisiache di Colonia o i dipinti murali di Mattia Preti a Malta. A ogni fotografia e immagine conservata nell’Archivio dell’Istituto è stato assegnato dall’istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione un codice identificativo che ne garantisce a tutti gli effetti l’appartenenza al patrimonio culturale. A livello legislativo è il Codice dei Beni culturali che prevede il riconoscimento di notevole interesse storico e/o artistico a singole o a insiemi di fotografie che, come dimostrano le immagini fornite per la riproduzione della ‘Natività’, conservano il loro valore di testimonianza storica e la loro utilità anche a distanza di oltre 60 anni”.

di Nicoletta Di Placido – giornalista professionista

12 dicembre 2015
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