Bologna, il piatto della mensa degli agenti piange e il food truck non passa

BOLOGNA – “Una provocazione” contro il servizio “scarsissimo” della mensa interna. La definisce così Tonino Guglielmi, segretario provinciale del Sindacato autonomo di Polizia (Sap), la protesta di oggi che ha organizzato per denunciare la situazione attuale della pausa pranzo dei poliziotti alla caserma Smiraglia di Bologna.

Caserma definita “la più importante di Bologna”, da dove “passano circa un migliaio di persone e dormono circa 6-700 persone”. Così è scattato oggi lo sciopero della mensa, che giornalmente serve “circa 400 persone al giorno, più un altro centinaio di persone la sera”. Per far conoscere alla cittadinanza “le difficoltà che incontrano oggi i poliziotti di Bologna”, Guglielmi ha chiamato, “a spese degli associati” del Sap, un food truck che produce piadine.

L’idea di farlo entrare all’interno della caserma, per poi distribuire cibo e bevande “gratuitamente” ai poliziotti, è però stata rigettata. “Non ce l’hanno permesso”, spiega Guglielmi, c’è stato un “vero e proprio veto dell’amministrazione”.

Oltre al danno, quindi, la beffa, perchè se la mensa diventa un servizio “che offende la dignità dei poliziotti”, oggi sembra che l’unica alternativa sia saltare il pasto. Sì, perchè un’altra battaglia “parallela” è quella della scelta: “Dopo anni di battaglie abbiamo conquistato il buono pasto. Lo abbiamo conquistato e all’improvviso ce l’hanno tolto”, probabilmente “per motivi economici”.

Così l’unica soluzione rimane la mensa. Una mensa “con grossi problemi strutturali e organizzativi”, con un “appalto strutturato a livello centrale al ribasso”, e un servizio “scadente” e “scarsissimo”, dove quotidianamente nel cibo si trovano “oggetti, una volta addirittura un anello, vermi”… Per non parlare del fatto che “siamo in Emilia-Romagna e mancano il Parmigiano e l’olio d’oliva”.

Neanche “un piatto di pasta in bianco riescono a fare in maniera decente- racconta uno dei poliziotti fuori dalla caserma- trovi la penna metà scotta e metà cruda all’interno dello stesso piatto”. Ma emergono criticità anche sulle condizioni igieniche. Per esempio, “i cuochi a volte non hanno i guanti o il cappello… Tutto è allo sbando”.

Dopo una prima protesta avvenuta nel 2013, il livello si è mantenuto “medio-basso”, ultimamente però “sceso sotto i piedi, come diciamo noi”. Per questo, senza infrangere la legge, ma con queste forme “miti” di protesta, l’obiettivo di Guglielmi è anche di “sensibilizzare il nuovo prefetto e il nuovo questore”.

11 ottobre 2018
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