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Centrafrica, missionario: “A Bangui è partita ricostruzione”

Africa

ROMA – “Hanno aperto i primi cantieri edilizi, necessari per ricostruire la città ma anche per togliere i giovani dalla strada, sottraendoli al reclutamento di ribelli e squadracce”. A parlare con la Dire è padre Federico Trinchero, missionario carmeliano che a Bangui ha conosciuto la guerra. Il suo punto di osservazione è il convento di Notre Dame du Mont Carmel, centro di riferimento per i più vulnerabili nel cuore della capitale centrafricana. Qui, insieme con i confratelli, dall’inizio del conflitto civile alla fine del 2012 ha accolto migliaia di sfollati costretti a lasciare le proprie case dalle violenze tra Seleka, Anti-Balaka e altre milizie contrapposte. “Un anno fa erano accampati in oltre 10 mila, ora sono ‘appena’ 2500” spiega il missionario: “Il governo cerca di favorire il ritorno a casa anche promettendo incentivi, ma perchè tutti possano sentirsi sicuri il cammino è ancora lungo”.

trinchero_federico_centrafrica_missionarioSecondo padre Trinchero, un momento importante sono state le elezioni del febbraio scorso. “Non solo lo scrutinio in sè ma anche l’accettazione della sconfitta da parte del candidato favorito” precisa il missionario: “Faustin Archange Touaderà, il nuovo presidente, ha anche beneficiato del clima creato nel novembre scorso dalla visita e dall’appello al dialogo di Papa Francesco”. A Bangui i primi cantieri hanno aperto dopo mesi di calma relativa, segnati dal rarefarsi degli scontri e degli episodi di violenza caratteristici dei tre anni precedenti. Ma chi investe e costruisce in Centrafrica? “A volte si incontrano tecnici cinesi” risponde padre Trinchero: “A conferma del fatto che, come in altri Paesi africani, Pechino sembrerebbe pronta a cogliere opportunità economiche e di affari anche qui”.

di Vincenzo Giardina, giornalista professionista

11 settembre 2016

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