Europei di calcio, DIRE…tta dal bar: cronaca e commenti dei fanatici del pallone Diego&Pedro/18

di Matteo ‘Pedro’ Pedrini

E’ finito l’Europeo e le sensazioni sono contrastanti.

Da calciofilo: gioia per la vittoria di un underdog storico. Da romantico: commozione pensando a Figo, Rui Costa e tutta quella generazione irripetibile di beautiful loser portoghesi che mancarono l’Europeo casalingo del 2004 in modo surreale. Da tifoso: rammarico perché non avrebbe certamente gridato allo scandalo vedere l’Italia in finale. Da italiano: goduria nel vedere la Francia perdere così, dopo la sodomizzazione del 2000 che ancora oggi mi impedisce di sedermi con serenità. Da umile assemblatore di parole: estasi nel vedere una finale decisa da un paracarro a pedali a coronamento di un campionato europeo fucina di tante belle storie. Da uomo senza una vita: terrore perché da domani oddio, che stracazzo faccio? Ma questa è un’altra storia.

Ha vinto il Portogallo, giunto alla finale di Saint Denis vincendo una sola partita nei 90′, passando il girone da ripescata come peggiore delle migliore terze, dopo tre pareggi, di cui uno grazie a un palo colpito dall’Ungheria all’ultimo respiro. Oppure, rovesciando la medaglia in modo ugualmente rilevante, senza mai perdere un solo match. Brutti, ma non perdono mai. E questo, come dire, è abbastanza importante in uno sport.

Di contro la Francia con un cammino riassumibile così: giochi in casa, hai una rosa forte, ti mettono in girone con dei dopolavoristi (Albania, Romania, Svizzera), ti apparecchiano il tabellone per farti incontrare la Nazionale Agenti Immobiliari e gli amatori UISP di San Venanzio di Galliera, niente, troppo forti, allora l’Irlanda agli ottavi e l’Islanda – che aveva già dato tutto e anche di più – ai quarti, arrivi in semifinale contro una Germania lessata da una sfida con noi più lunga di una maratona di Mentana e mutilata di tre uomini chiave che ti regala anche un rigore, giochi la finale contro il Portogallo più scarso degli ultimi trent’anni, si fa male Cristiano Ronaldo ed esce dopo venti minuti. E perdi.

Perché, evidentemente, Platini arriva fino a un certo punto.

L’unico rammarico in una serata altrimenti perfetta sta proprio nel non aver potuto gustare la scena di Roi Michel che consegna la coppa a Cristiano Ronaldo anziché a Lloris.

In ogni caso, senza voler trascendere nella barbarie verbale, ma, ecco, sì, sookate. Fortissimo.

La partita di fotbal

Stade Jean-Jacques Cousteau,

Laboratoire Garnier, Paris

PORTOGALLO 1 – FRANCIA 0

(109′ Eder)

Gli uomini di Deschamps partono fortissimo aiutati dal fatto che nei primi venti minuti i lusitani mandano in campo soltanto il portiere Rui Patricio, Cristiano Ronaldo e qualche decina di migliaia di falene. Una mossa assolutamente inedita nella storia recente del calcio. Intorno al 20′ la svolta: il luccicante francese Payet punta una falena a centrocampo e la polverizza con una ginocchiata degna di Koko B. Ware. Purtroppo però il lepidottero era rimasto adeso e contiguo al ginocchio di Ronaldo complice la viscosa crema per il corpo al miele più Pan di Stelle masticati – prodotta in casa dalla nonna di Quaresma, ndr – con cui CR7 suole cospargersi ogni sera.

Il fenomeno portoghese piange, ma dal dolore e non per la povera falena: LE PERZONE SONO LE VERE BESTIE!!!11!!!1 CONDIVIDI SE CONDIVIDI!!!11!!!1!!1!!11

Prima di sostituirlo, il CT Fernando Santos e lo staff medico le provano tutte: ghiaccio spray, Sprite in ghiaccio, siringa  e infiltrazione di Chuck Norris miniaturizzato nel ginocchio per picchiare l’ematoma, niente. Alla fine, l’extrema ratio: trapianto della gamba di Quaresma senza consenso informato per il donatore e come anestesia un goccio di Amaro Braulio e uno straccio tra i denti. Il medico sociale del Portogallo sognava questo momento da quando era bambino e urla: “Portatemi degli asciugamani caldi e dell’acqua pulita!“. “A parte che era acqua calda e asciugamani puliti”, gli fa notare il CT Santos, “ma poi non deve mica partorire! Levati, faccio io“.

Purtroppo la concitazione del momento è cattiva consigliera: la gamba asportata al Trivela è quella sbagliata. Quindi, dagli dell’altro Braulio, rimettigli lo straccio tra i denti, riattaccagli la gamba, uff… Un lavoraccio. In tutto questo, il povero Cristianone si contorce dal dolore e urla “Non sentivo un dolore così dall’ultima ceretta inguinale…”. Bon, niente da fare, riattaccatogli l’arto, Quaresma è spedito in campo a pedate e Cristiano Ronaldo viene portato d’urgenza al più vicino centro estetico da cui esce con una diagnosi che fa passare in secondo piano il problema al ginocchio e non lascia adito a speranze: doppie punte.

Uscito il madridista, il Portogallo scende in campo dando il cambio alle falene e tra i ranghi transalpini scema vieppiù la foga agonistica (in particolare quella di Sissoko che pare appena uscito dallo studio del Dottor Conconi). Rui Patricio – già strepitoso su Griezmann nel primo tempo – sforna un bambino coi baffi anche su Giroud, mentre aumentano i grattacapi per il suo dirimpettaio Lloris. Tra il 78′ e il 79′ la sliding door della partita, in due fasi: 1) il subentrato Gignac manda Pepe ai giardinetti e colpisce il palo e 2) subito dopo Santos getta in campo con sdegno una specie di essere mitologico con le fattezze di Adebayor, lo scatto bruciante di Bernardo Corradi, la mobilità di una campana del vetro e la faccia da Premio Pulitzer di Ibou Ba: si tratta di Eder, evidentemente unico centravanti di ruolo con passaporto portoghese sulla faccia della terra. Il paracarro col nove sulla schiena è l’uomo del destino perché prima dà finalmente un senso alla presenza di Koscienly e Umtiti, inoperosi da un mese e al 109′ scocca indisturbato (ma a venticinque metri dalla porta, sinceramente, ci andreste voi a contrastare un tiro di Eder? Dai su) una sabongia perfida come una vigilessa col ciclo che coglie Lloris di sorpresa (ma, sinceramente, ve lo aspettereste voi un tiro nello specchio della porta di Eder? Dai su) e regala al Portogallo il primo trofeo della sua storia, se si esclude il borsone Ellesse che una volta Fernando Couto e Oceano vinsero al Torneo indoor di Briscola chiamata di Guimarães nel 2004 (in finale contro me e Luca Fabbri, ndr).

Se questa partita fosse una canzone:La musica è finita” di Franco Califano cantata da Michel Platini: “La musica è finita gli amici se ne vanno, che inutile serata amore mio, ho aspettato tanto per vederti ma non è servito a niente…”

Ed ora, il miglior gol, la miglior parata e la formazione ideale di questi Europei insindacabilmente stilati da me e il nonno Raoul:

Gol più eh la madonna:

Shaqiri (Svi) in Polonia – Svizzera

Shaqiri

Parata più che proprio ciao:

Buffon su Chiellini in Germania – Italia

Buffon

La top 11 di Euro 2016

Top 11 Euro 2016

Ed eccoci ai saluti, ragazzuoli, ma soprattutto ragazzuole. Tra una caccola di Loew e una lampada di CR7, tra un pigiama di Kiraly e un parrucchino di Sneijder, tra una vocale di Blaszczykowski e un cesto di polonio, tra un “Islanda” di Mino Reitanssen e un “Romania mia” dell’Orchestra Casadeu, tra un Bif alla menta e un piccolo Kimmich, tra un cucchiaio mimato e un paracarro che segna, sono a congedarmi insieme al campionato europeo che ho tentato di raccontarvi per un mese con più leggerezza e passione possibili.

Perché il pallone è la più inutile delle cose serie, ma anche la più seria delle cose inutili. E renderlo commestibile a chi non ce l’ha dentro di serie, è la cosa che più amo fare al mondo, subito dopo stare in un campo a giocarci.

Se vi siete divertiti una briciola di quanto me la sono spassata io a scrivere per voi, allora sono davvero felice.

Un bacio barbuto a tutti

Matteo “Pedro” Pedrini

(e ovviamente Nonno Raoul)

11 Luglio 2016
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