Caos Libia, Conte: “L’Ambasciata resta aperta, scongiurare guerra civile”. E Salvini minaccia la Francia

Continua il lavoro diplomatico dell'Italia per scongiurare un'escalation di violenza. Di Maio: "Ipotesi militare è esclusa"
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ROMA – Sale la tensione nel governo italiano per la situazione in Libia. L’offensiva del generale Haftar su Tripoli continua mentre, a livello internazionale, regna l’incertezza.

“Certo che sono preoccupato”, ha detto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, arrivando ad un evento Anica. Secondo quanto riferito da alcuni giornali, il premier Conte, che nei giorni scorsi aveva detto di essere “in contatto continuo con Serraj e Haftar”, starebbe giocando un ruolo di primo piano per evitare un’escalation di violenza a Tripoli.

Anche il Viminale è al lavoro sulla crisi libica. Non solo contatti diplomatici con le parti in causa. Il ministro dell’Interno sta sondando i partner internazionali per fare fronte comune e chiedere lo stop alle ostilità. Non si teme, al momento, un incremento delle partenze di immigrati ma la situazione è costantemente monitorata.

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LIBIA. CONTE: SOLUZIONE POLITICA È L’UNICA, NON DEFLETTERE

“L’insuccesso della missione del segretario generale delle Nazioni unite Guterres, che mi ha trasmesso la sua personale frustrazione nel colloquio telefonico di sabato scorso, e il deterioramento sul terreno hanno imposto la dolorosa ed inevitabile decisione di rinviare la conferenza nazionale, inizialmente programmata per il 14-16 aprile a Ghadames. Tuttavia, al fine di non perdere i risultati raggiunti prima dello scoppio delle ostilità, Guterres ha confermato il suo fermo impegno a convocarla al più presto, non appena le condizioni politiche e di sicurezza lo consentiranno”. Lo dice il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, parlando alla Camera.

“Come ricordato in queste ore dallo stesso Guterres nel suo intervento al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e nelle sue successive dichiarazioni alla stampa- aggiunge- queste evoluzioni non ci devono far deflettere dalla ricerca di una soluzione politica, l’unica davvero sostenibile”.

LIBIA. CONTE: AMBASCIATA APERTA, AL FIANCO DEL POPOLO LIBICO

“Al momento la nostra Ambasciata a Tripoli resta operativa e a pieno regime”. Lo dice il presidente del consiglio Giuseppe Conte in aula a Montecitorio sulla crisi libica.

“Anche il personale militare italiano presente in Libia non è stato evacuato. I nostri interessi sul terreno sono parimenti tutelati. Monitoriamo naturalmente di ora in ora le condizioni di sicurezza nel Paese, ma finché queste ultime ce lo consentiranno intendiamo rimanere al fianco del popolo libico- aggiunge Conte- e continuare a lavorare in prima linea per assicurare una transizione sostenibile, forti anche del nostro approccio inclusivo e improntato al profondo rispetto della popolazione libica e del senso di responsabilità che origina dal fatto che oggettivamente siamo tra i pochi paesi che possiamo credibilmente interloquire con tutti i principali attori della scena libica”.

LIBIA. CONTE: UNITI NEL CONDANNARE ESCALATION MILITARE

“Il Segretario di Stato americano Pompeo ha rilasciato, il 7 aprile scorso, un comunicato nel quale ha espresso profonda preoccupazione per gli scontri in corso e affermato con determinazione l’opposizione degli Stati Uniti all’offensiva militare delle forze di Haftar. Quanto sta ora accadendo non fa che rilanciare l’urgenza del confronto politico e la necessità di una chiara e forte coesione internazionale a suo sostegno”. Lo dice il presidente del consiglio Giuseppe Conte parlando a Montecitorio.

“Dobbiamo essere uniti nel condannare- aggiunge- l’escalation militare e promuovere il confronto negoziale; quello stesso confronto che i recenti incontri tra le parti ad Abu Dhabi sotto egida ONU sembravano aver portato su una strada concreta. La tempistica degli scontri ci induce in effetti a pensare che il processo politico fosse avviato sulla giusta strada. Dobbiamo quindi profondere ogni energia per cercare di recuperarlo, evitando che ancora una volta possano prevalere in Libia le forze dell’instabilità permanente, della violenza e della conservazione di uno status quo di cui il popolo libico è il primo a pagare le spese”.

LIBIA. CONTE: NON CI SONO INTERESSI ECONOMICI CHE VALGONO GUERRA CIVILE

“Non ci possono essere ambiguità e mistificazioni, a maggior ragione in un momento così critico ed in un contesto in cui la complessità delle forze in gioco esclude semplificazioni e scappatoie. Non vi sono interessi economici o geopolitici che possano giustificare derive militari ed in ultima analisi il rischio di una guerra civile. La violenza genera violenza, genera ferite che difficilmente si rimarginano e non serve in ultima analisi né gli interessi della popolazione, né quelli della comunità internazionale”. Cosi’ il presidente del consiglio Giuseppe Conte alla Camera sulla situazione in Libia. Le parole del premier sono state accolte da un lungo applauso.

LIBIA. DI MAIO: NON RIPETEREMO SCELTE FOLLI, NO INTERVENTO MILITARE

“La situazione in Libia preoccupa, ma non servono certo prove di forza, bensì occorre concentrarsi sulla sicurezza dell’Italia, dell’area e delle nostre aziende, supportando il piano delle Nazioni Unite. Già abbiamo sperimentato in passato come certe scelte folli abbiano finito per condizionare i nostri equilibri interni con un aumento dei flussi migratori e un incremento del traffico di esseri umani”. Lo scrive su Facebook il vice premier Luigi Di Maio assicurando che “l’Italia, con noi al governo, non ripeterà quegli errori”.

“Escludiamo del tutto ogni possibile intervento miliare in Libia, né oggi né mai, così come escludiamo ogni possibile sostegno, anche indiretto, ad altri Paesi. Nel 2011- ricorda- qualcuno bombardò di sua iniziativa, si prese il petrolio lasciando al nostro Paese il peso insostenibile di una nuova emergenza, quella migratoria. Questo, ve lo assicuro, non accadrà più. No a una Libia bis, sì a un processo di pacificazione che sia inclusivo e intra-libico. Grazie ai nostri militari a Misurata per il grande supporto che da tempo offrono alla popolazione locale”, conclude il capo politico del M5S.

LIBIA. SALVINI: SE FRANCIA GIOCA ALLA GUERRA NON STARÒ A GUARDARE

Di tutt’altro tenore le parole di Salvini, che punta il dito contro un’eventuale appoggio della Francia al generale Haftar: “Sarebbe gravissimo se per degli interessi economici la Francia bloccasse un’iniziativa europea” per la pace in Libia, “giocasse a fare la guerra e stesse appoggiando una parte che combatte. Da ministro dell’Interno non starò a guardare: stiamo approfondendo, ci sono delle evidenze”.

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11 Aprile 2019
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