Manovra, Fortuna (Unicusano): “Per lo spread è 300 il livello di guardia”

ROMA – Per lo spread “300 e’ il livello di guardia, sotto i 250 in un periodo cosi’ concitato direi che puo’ andare bene”. Cosi’ Fabio Fortuna, economista e rettore dell’Universita’ Niccolo’ Cusano, intervenuto ai microfoni di Radio Cusano Campus sul Def e la manovra finanziaria. “Il discorso che qualcuno possa fare il tifo per lo spread non mi convince- ha detto- Anche i piu’ acerrimi nemici politici dell’attuale governo non credo facciano il tifo sfacciato affinche’ lo spread arrivi a 400-500, sono sempre cittadini italiani. Il desiderio di tutti deve essere che l’Italia vada meglio e lo spread cosi’ alto sicuramente non e’ un bel segnale. Pero’ cerchiamo di avere sangue freddo, perche’ le analisi vanno fatte con accortezza. Se stiamo appresso alle dichiarazioni diventiamo pazzi”. “Mettiamo insieme qualche dato concreto sullo spread- ha continuato Fortuna- che ad aprile era intorno ai 115 punti e adesso e’ quasi il triplo. Quindi apparentemente questa cosa e’ di dimensioni gigantesche. Pero’ dobbiamo considerare quanto accaduto in questi ultimi giorni. Si e’ scelto il 2,4% di rapporto deficit-Pil e si sono fatte scelte che erano indispensabili per pensare di attuare il contratto di governo. Chiaramente le reazioni ci sono state perche’ e’ stata una scelta forte, si sapeva che l’Europa non l’avrebbe gradita. Anche se rispetta il parametro del 3%, l’Europa non l’ha gradita perche’ e’ stata un’inversione di tendenza rispetto a quel ridimensionamento graduale del rapporto deficit-pil che c’e’ stato negli ultimi anni. L’altra scelta del governo poteva essere di rispettare l’1,6% e non fare nulla di quello che era stato promesso agli italiani. Invece il governo ha optato per la prima scelta. La reazione c’e’ stata, ma lo spread e’ passato da 230 a 300, non da 100 a 300. Lo spread c’entra con la vita di tutti i giorni, perche’ i tassi tendono a salire e questo si traduce col fatto che se io ho dei Btp acquistati a 10mila, oggi valgono 9mila. Questo vuol dire che ho una perdita potenziale, nel senso che se oggi vendo io ricavo 9mila anziche’ 10mila, ma se io non vendo e aspetto la scadenza no. Il problema- ha poi concluso l’economista e rettore dell’Unicusano- e’ che ogni 100 punti di spread abbiamo un aggravio di spesa per lo Stato tra i 3,6 e i 4,5 miliardi di euro, quindi bisogna controllarlo”.
10 ottobre 2018
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