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Telescopio Solare Europeo: tutto sulla nostra stella

Tutti i segreti del Sole e del suo rapporto con la Terra saranno svelati grazie al lavoro di Est, il telescopio europeo del futuro: dai campi magnetici fino alle interferenze con le nostre trasmissioni radio, passando per i cambiamenti climatici e le macchine a fusione nucleare.

L’European Solar Telescope, con i suoi 4 metri di apertura, sarà installato nelle Isole Canarie. La luce verde si accenderà nel 2026. L’Italia è in prima fila nel progetto, a cui partecipano 15 Paesi europei. Est è stato presentato per la prima volta a Roma, nella sede dell’Accademia dei Lincei.

La storia di Est inizia una decina di anni fa, manca ora lo scatto finale per la sua realizzazione: un finanziamento da 200 milioni di euro che dovrebbe arrivare da tutti i Governi coinvolti. “Come uno svincolo autostradale e molto meno di un aereo da guerra”, spiega Francesco Berrilli del Dipartimento di Fisica dell’Università di Roma Tor Vergata.

“E’ un finanziamento che per la realizzazione del telescopio ammonta a circa 200 milioni di euro da parte di tutti i governi europei coinvolti. È una cifra molto piccola, è uno svincolo autostradale, molto meno di un aereo da guerra”, spiega Berrilli.

Come mai il telescopio sarà installato alle Canarie?

“Le Canarie rappresentano il miglior sito che abbiamo in Europa– spiega-. Dire miglior sito vuol dire un posto in cui possa essere costruito un telescopio e in cui la qualità dell’aria sia in termini di trasparenza che di stabilità sia tale da permettere di ottenere le massime prestazioni. E’ molto importante andare su un’isola, possibilmente vulcanica – perché vuol dire che abbiamo un’elevazione molto rapida intorno al mare-, con presenza di venti, cosiddetti laminari, cioè non turbolenti: questo vuol dire che la qualità dell’aria è ottima e il telescopio può dare le migliori prestazioni”.

Il Sole è una stella viva, attiva, che fornisce alla Terra luce ed energia. Rappresenta anche un grande laboratorio, e non solo di fisica. Il Sole è infatti un modello per capire il resto dell’Universo. E’ inoltre strettamente legato al clima sulla Terra e questa stella potrebbe aprire la strada alle macchine a fusione nucleare.

“Le informazioni che potremo avere un giorno quando il Telescopio Solare Europeo sarà operativo saranno importanti perché lo studio che potremo fare ci permetterà di capire quali sono i meccanismi che presiedono alla formazione e rigenerazione del campo magnetico– spiega Francesca Zuccarello, del Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università di Catania-. Questo campo magnetico non è sempre costante nel Sole. E’ stato notato che possono esserci delle correlazioni fra l’attività solare e i fenomeni che avvengono intorno alla Terra, fenomeni che possono avere anche delle ripercussioni sulla ionosfera, eventualmente anche sulle condizioni climatiche. Quindi ci sono diversi aspetti che ci aiuteranno a capire meglio come funziona il nostro ambiente”.

Cosa ci aspettiamo di capire?

“I processi fisici di base. Legati a interazione tra campo magnetico e il gas presente sulla superficie della stella. Importante non solo per i processi astrofisici che riguardano la stella, ma perché è lo stesso processo che stiamo cercando di realizzare sulla Terra, con le macchine a fusione nucleare, per avere energia pulita e a basso costo”, spiega Berrilli.

A che punto è il progetto?

“Siamo nello stesso tempo in una fase avanzata e iniziale- commenta Berrilli. Avanzata perché il progetto nasce dieci anni fa: in questi anni l’Europa ha contribuito con diversi finanziamenti a far studiare diversi sottosistemi del telescopio, la parte scientifica. Abbiamo 10 anni di lavoro. Iniziale perché oggi abbiamo cominciato a mostrare telescopio in Europa. Roma prima tappa. E nei prossimi tre anni questo dovrebbe portare a finanziamenti da parte dei governi”.

In Italia è l’Istituto nazionale di Astrofisica (Inaf) ad essere capofila dell’European Solare Telescope. Partecipano attivamente numerose università.

“Il progetto vede la partecipazione di diversi ricercatori di università, e sono quelle della Calabria, di Catania e Roma Tor Vergata. Partecipano anche l’università di Firenze e quella dell’Aquila. Ognuno ha contribuito in qualche modo- spiega Zuccarello. Chi ha contribuito alla parte iniziale, quella della ‘science requirements’- cioè capire come dal problema scientifico si passa alle specifiche tecniche che dovranno avere gli strumenti; altri invece hanno dei laboratori in cui stanno già costruendo prototipi o testando le varie parti degli strumenti. C’è grande fervore: questo rappresenta il futuro della fisica solare, avere a disposizione questi strumenti”.

di Antonella Salini, giornalista professionista

09 ottobre 2017

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