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DIRE LAVORO IN DIRETTA

Il lavoro in DIREtta, ecco le notizie dal territorio

Il mondo del lavoro e non solo. Ogni giorno in Italia il tema dello sviluppo economico, dei rapporti tra imprenditori e lavoratori assumono i contorni piu’ diversi. Qui la ragione di ‘Lavoro in DIREtta’ lo speciale della Dire in collaborazione con i colleghi di Rassegna (www.rassegna.it). Buona lettura

EDIPOWER (MESSINA), 13/3 SCIOPERO CONTRO CHIUSURA – Si svolgerà venerdì 13 marzo lo sciopero dei lavoratori della centrale termoelettrica Edipower di San Filippo del Mela (Messina). A motivare la protesta, indetta da Filctem Cgil, Flaei Cisl e Uiltec Uil, è la possibile chiusura dell’impianto. “A pochi mesi- spiega il sindacato- da quando la centrale potrebbe essere dichiarata non più indispensabile, non c’è ancora traccia di alcun progetto di riconversione del sito. Da anni i 400 lavoratori sono costretti a rincorrere dichiarazioni sempre poi smentite e tavoli che non producono alcuna soluzione”.

CUS (BOLOGNA), OGGI SCIOPERO CONTRO ESTERNALIZZAZIONI –  Si è svolto oggi a Bologna lo sciopero dei lavoratori degli impianti sportivi Cus, con presidio davanti alla Piscina Record (in via del Pilastro). A motivare la protesta, spiega la Slc Cgil bolognese, è “l’intenzione aziendale di procedere all’esternalizzazione dei servizi di manutenzione e pulizia”. Una misura che i sindacati considerano “dannosa per la continuità e la qualità dei servizi, lesiva dell’impegno più volte manifestato anche in sede istituzionale di garantire l’occupazione e ingiusta sotto il profilo etico, perché intenderebbe rimediare a danni finanziari derivanti da scelte strategiche in cui i lavoratori non hanno avuto alcuna responsabilità”.

TELECOM PESARO, DOMANI INCONTRO PER SCONGIURARE CHIUSURA – Si svolge domani a Pesaro l’incontro tra la Rsu Marche di Telecom Italia e il sindaco di Pesaro, Matteo Ricci, per scongiurare la chiusura della sede Telecom 187 di Pesaro. L’appuntamento è fissato per le 17.30. La sede fa parte di un gruppo di 19 sedi in Italia che Telecom ha deciso di chiudere a dicembre 2014. La decisione coinvolge 22 lavoratrici e lavoratori, che saranno trasferite/i fuori regione (Rimini) dal primo maggio. “La cosa peggiore- spiega la Slc Cgil Marche- è che non ci sono ragioni tecniche organizzative per la chiusura, infatti l’azienda nell’incontro richiesto dalla Rsu non ha voluto fornire costi e risparmi dell’operazione, scegliendo a suo piacimento le norme da applicare”.

CGIL-FP SICILIA, SANITÀ: PRESTAZIONI ONEROSE, RISORSE INADEGUATE – Costa alla regione 92 milioni l’anno, con previsione di spesa per prestazioni, i cosiddetti Drg, che superano del 37% quelli degli altri ospedali. Per ogni giornata di ricovero in terapia intensiva e semintensiva la Regione spende 1.500 euro procapite, e nel 2014 ne sono stati previsti 16.405, che riguarderebbero 44 posti letto laddove l’intero centro, in tutti i reparti, ne conta 40. A fare i conti in tasca all’Ismett, l’Istituto mediterraneo per i trapianti e le terapie a alta specializzazione, sono Cgil e Funzione pubblica siciliane che, in una nota congiunta, chiedono se “questa estrema attenzione a un centro di riconosciuta eccellenza non vada però a discapito del resto della sanità pubblica dell’isola, a cui non viene concesso altrettanto”.  Per i segretari di Cgil e Fp Sicilia, Michele Pagliaro e Michele Palazzotto, “anche gli altri ospedali con altrettante professionalità devono essere messi  nelle condizioni di funzionare meglio, riconoscendo loro le prestazioni aggiuntive concesse all’Ismett”. Così come, “per un dovere di trasparenza devono essere resi noti contratti e remunerazioni dei medici del centro. Non è concepibile- rilevano Pagliaro e Palazzotto- che non si trovino, ad esempio, i fondi per ristrutturare l’ospedale dei bambini, mentre si paghi per i trasferimenti all’Ismett, anche da strutture vicine 16.000 euro a caso (per Drg, superiore a 2). O che attività come l’Ecmo (circolazione extracorporea) o la spesa per Vad (defibrillatori impiantabili) vengano considerate a parte, per un totale di altri 82.000 euro a intervento”.  Concludono Pagliaro e Palazzotto: “Ben venga il centro di eccellenza, ma sarebbe opportuno che tutta la sanità fosse messa in condizioni di funzionare, per dare adeguata risposta a tutti i cittadini in termini di diritto alla salute, non consentendo, ad esempio, che un ospedale chiuda solo perché manca un medico. Riteniamo che, a fronte di una sanità che ha bisogno di risorse e interventi, l’onere sostenuto dalla Regione sia sproporzionato, a meno che non ci siano le condizioni per fare altrettanto anche per le altre strutture pubbliche”.

FRIULI VENEZIA GIULIA, FUGA DEI GIOVANI DAL MERCATO DEL LAVORO – In Friuli Venezia Giulia i giovani fuggono dal mercato del lavoro. A dirlo è la Cgil regionale, sulla base dei recenti dati Istat, sottolineando come la crisi stia stravolgendo non soltanto la struttura occupazionale, ma anche il tessuto sociale della regione. “I fattori che ci preoccupano- commenta il segretario generale Cgil Friuli Venezia Giulia Franco Belci- sono due. Il primo è di carattere congiunturale: la nostra regione non mostra alcun segno di ripresa, ma un trend negativo più marcato rispetto a quello che si registra a livello nazionale. Il secondo riguarda proprio l’impatto sui più giovani, con tassi di disoccupazione che superano il 27 per cento tra gli under 25 e sfiorano il 13 nella fascia 25-34 anni. Dinamiche che rafforzano le ragioni della nostra proposta di reddito di base, uno strumento che per la Cgil deve essere legato a percorsi di inserimento e reinserimento al lavoro”.   Del tutto ingiustificato, per Belci, l’ottimismo di chi si attende un rilancio occupazionale legato all’attuazione del Jobs Act. “Non ci credono più neppure gli industriali che sostenevano questa tesi prima dell’approvazione della legge” commenta il segretario: “anche autorevoli esponenti della classe imprenditoriale, di collocazione politica non certo vicina alla sinistra, sostengono del resto che il vero effetto del Jobs Act sarà quello di rendere più deboli i lavoratori, licenziabili anche senza giusta causa, e il sindacato. Una scelta che mina la coesione sociale, nell’ambito di una logica neocentralista che punta a bypassare l’intermediazione sia dei corpi sociali sia

CGIL SARDEGNA, INVESTIRE IN AGROALIMENTARE E CHIMICA VERDE –  In Sardegna occorre rilanciare il settore agroalimentare. A dirlo è il segretario generale della Cgil sarda Michele Carrus, ricordando che il comparto “oggi importa l’80 per cento di ciò che consuma nonostante abbia a disposizione 1,5 milioni di ettari di territorio largamente sottoutilizzati”. Insieme a questo, spiega nell’editoriale del giornale Cgil L’Altra Sardegna, è anche “opportuno puntare sullo sviluppo delle attività no food e no feed, sulle quali può basarsi la verticalizzazione industriale delle attività del primario nelle filiere innovative della chimica verde, dei biopolimeri e del biofuel”.

HERA (BOLOGNA): CGIL EMILIA ROMAGNA, 51% RIMANGA IN MANO PUBBLICA – La Cgil Emilia Romagna chiede che il 51 per cento della società di gestione Hera rimanga in mano pubblica. “Non si può gestire l’operazione Hera solo per fare cassa, senza un progetto strategico di politica industriale, anche rispetto alla discussione che stiamo facendo in regione sul Patto per il lavoro”, spiega Vincenzo Colla, segretario generale della Cgil Emilia Romagna: “E’ necessario non far precipitare le cose, riaprire la discussione con la proprietà pubblica, altrimenti ci mobiliteremo coinvolgendo i lavoratori e la cittadinanza. Se si scende sotto il 51 per cento del patto di sindacato non si potrà controllare la multiutility”.

09 marzo 2015

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