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Università. Alma Mater Bologna: basta guerre, a Medicina serve una rivoluzione

università bolognaBOLOGNA – In controtendenza con il resto d’Italia, l’Alma Mater di Bologna vede lievitare anche quest’anno gli iscritti ai test di Medicina. Non un grande aumento in realtà (17 candidati in più, lo 0,2% in più rispetto al 2014), ma che spicca rispetto al trend nazionale in calo e al crollo delle iscrizioni a Medicina nel resto dell’Emilia-Romagna (circa il 30% rispetto all’anno scorso).

Il rettore Ivano Dionigi, però, non ha molta voglia di festeggiare. “Se in tanti vengono ancora qui vuol dire che i nostri colleghi di Medicina sono bravi. Famiglie e ragazzi non si sbagliano”, commenta Dionigi, questa mattina in visita ai ragazzi impegnati nei test, nei padiglioni della Fiera. Detto questo, però, “il problema è dopo- avverte il rettore- è quello che morde”. Dopo la laurea in Medicina “ci vuole una specialità ed è del tutto inadeguato il numero di ragazzi che possono accedere” ai corsi di specializzazione. Per cui “c’è questo ‘trip’ dei ricorsi e dei contro-ricorsi che ci condiziona maledettamente”.

Insomma, insiste Dionigi, “io non mi balocco per l’aumento degli iscritti. Al di là dei numeri, dell’agitazione notturna e diurna di studenti e genitori, questa è l’occasione per affrontare un discorso culturale e politico: quello della specialità e della salute in questo Paese”. Secondo il rettore dell’Alma Mater, è ormai “fondamentale e non più rinviabile una revisione di questo meccanismo”, che tenga insieme il test d’ingresso a Medicina (“A cui io credo ancora come il male minore”) con le specializzazioni post-laurea, in un “rapporto organico, strutturato e nuovo, positivamente tonico con il Sistema sanitario nazionale”.

In altre parole, “è finita la guerra tra universitari e ospedalieri”, bacchetta Dionigi, che parla di “fondamentalismi stupidi e autolesionistici. Qui c’è un problema della sanità nazionale e dei ragazzi che vogliono fare Medicina che va affrontato. Delle polemiche non importa nulla nè agli studenti nè ai malati. Qui a Bologna e in regione vediamo un film in parte invidiabile, ma dobbiamo fare sempre di più e meglio. Dobbiamo metterci tutti in ordine e credo che i due ministeri abbiano del terreno impegnativo. Formazione e salute sono le due priorità assolute di un Paese civile”, chiosa il rettore.

08 settembre 2015

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