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In Sicilia verso una legge regionale d’integrazione al reddito contro la povertà assoluta

?????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????Integrazione al reddito per fronteggiare la povertà assoluta che in Sicilia interessa più di 250 mila famiglie. E’ questa la proposta di legge regionale d’iniziativa popolare, ai sensi dell’art. 12 dello Statuto siciliano, che oggi e’ stata presentata dall’osservatorio sui fondi europei del Centro Studi Pio La Torre.

La proposta, elaborata dall’osservatorio, ha già raccolto l’adesione trasversale e la partecipazione di esponenti del mondo cattolico (comunita’ S. Egidio), Caritas siciliane, Anci Sicilia, sindacati, Forum terzo settore, Confindustria e Libera. La proposta di legge popolare deve essere sottoscritta da almeno 10 mila persone ma si presume che a firmarla saranno oltre 50 mila siciliani.

“Questa proposta prende come riferimento la soglia di povertà assoluta, cioé la ‘spesa mensile minima necessaria per acquisire il paniere di beni e servizi considerati essenziali. Si punta pertanto a fornire alle famiglie povere la differenza tra l’insufficiente reddito di cui esse dispongono e la detta soglia di povertà assoluta – si legge nella relazione che accompagna il disegno di legge – Rendere i cittadini meno dipendenti dalla morsa del bisogno, e farlo riconoscendo loro un diritto pieno all’integrazione al reddito, rappresenta un passo avanti decisivo se si vuole contrastare il voto di scambio politico-mafioso,
nonche’ quello clientelare”.

“Secondo il calcolo Istat abbiamo 255 mila famiglie in Sicilia in povertà assoluta – sottolinea Vito Lo Monaco presidente del Centro studi Pio La Torre – Una stima che ci fa capire quanto l’Isola soffra rispetto al resto d’Italia e quanto sia importante rispondere in maniera tempestiva. La proposta è sostenuta da più forze sociali affinche’ il governo siciliano e la relativa assemblea si interessino concretamente del grave stato di vita in cui versano molte famiglie siciliane. Si tratterebbe di erogare
una carta di beni e servizi primari attingendo ai fondi europei che vanno dai 70 ai 120 milioni di euro. L’accettazione della carta dovrebbe inserire automaticamente la persona in un progetto di accompagnamento sociale a piu’ livelli che ne favorirebbe l’autonomia”.

“Credo che l’aspetto più significativo della proposta sia quello di capire che nel bisogno del povero c’è una convergenza totale di interessi e di attenzioni – afferma il vescovo Domenico Mogavero di Mazara del Vallo delegato Cesi delle Caritas siciliane – che ci uniscono andando al di la’ delle appartenenze e delle singole ideologie. Il povero deve essere aiutato non con un semplice sussidio ma nella prospettiva reale di tiralo fuori dalla sua condizione di solitudine e di emarginazione per reincluderlo in una realtà nella quale lui ha ancora tanto da dare e da ricevere nel rispetto della dignità e dei suoi diritti. Non è quindi un’integrazione al reddito di tipo assistenziale ma un sostegno economico inserito in un percorso
inclusivo di autonomia della persona. Non si tratta in questo senso di elemosina caritatevole ma di un contributo inserito in un sistema che garantisca una maggiore giustizia sociale”.

“Tutto ciò che può contribuire a fare uscire fuori le famiglie siciliane dalla morsa dei debiti e delle povertà – aggiunge il direttore della Caritas Palermo p. Sergio Mattaliano – è importante in chiave umana e cristiana. Questo modello potrà avere la sua valenza se si inserisce in un percorso di aiuto e di sostegno pieno di tutta la persona che, oltre ad avere bisogno di mangiare e di dormire, deve essere messo in condizione prima di tutto di avere un lavoro. C’è oggi una grandissima fascia di persone che hanno perso il lavoro e devono essere aiutate a riavere la loro dignità a partire da un progetto di inclusione lavorativa e partecipativa che prenda in carico anche tutta la famiglia”.

“L’antimafia si fa cercando di contribuire al cambiamento per una maggiore giustizia sociale – sostiene Umberto Di Maggio di Libera – Oggi assistiamo al fallimento totale del welfare che ha fatto crescere notevolmente la povertà. Di contro abbiamo una crescita smisurata del welfare mafioso che offre lavoro e servizi. Davanti a tutto questo Libera aderisce pienamente alla proposta inserendola anche nell’ambito di quella nazionale che riguarda il reddito di dignità”.

www.redattoresociale.it

08 aprile 2015

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