Unioni civili, Castelbianco: Affrontare questione dal punto di vista dei bambini - DIRE.it

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Unioni civili, Castelbianco: Affrontare questione dal punto di vista dei bambini

ROMA –  No a discussioni da bar sulla stepchild adoption e le Unioni civili. “È una questione che va affrontata dal punto di vista dei bambini e non della politica. Mi sembra che stiano prevalendo posizioni troppo personali e poco interessate a ciò che vivono i minori. È sciocco dire che le coppie gay hanno figli solo felici o solo infelici. Nessuno dei due esempi ha un corretto valore predittivo di ciò che possa accadere, c’è troppa confusione”. Risponde duramente Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta dell’età evolutiva, intervistato dalla DIRE sul Ddl Cirinnà.

“Guardando la società con gli occhi di un bambino è possibile notare tantissime situazioni complesse- prosegue il direttore dell’Istituto di Ortofonologia di Roma (IdO)- ad esempio, se un uomo eterosessuale diventa padre a 60anni non c’è nessuna alzata di scudi, eppure nessuno si mette nei panni del figlio di 7 anni che chiede al padre di 67 anni di non accompagnarlo a scuola perché si vergogna di avere un genitore così anziano rispetto ai padri più giovani dei suoi coetanei. Il padre 67enne si ponga allora la domanda se il figlio è in grado di reggere una situazione che pesa più sulle sue spalle che su quelle degli adulti”.

   – Nel caso di adozioni gay? “Per le coppie gay non si può generalizzare- afferma Castelbianco- non abbiamo studi attendibili né da una parte né dall’altra. Studi specifici ci sono, ma riguardano casi particolari. Il problema è che nessuno si chiede cosa sia più opportuno per i bambini. Credo, al di là di qualsiasi questione morale, che anche le famiglie allargate rappresentino una situazione complicata per i figli. La frase ‘Siamo felicissimi’, pronunciata da genitori che si sono risposati tre o quattro volte aggiungendo nuovi figli al nucleo originario, fa riferimento a una posizione personale degli adulti che non sempre rispecchia il pensiero dei minori”.

   – Cosa pensa del dibattito attuale? “Manca la capacità di riflettere sulle situazioni, di darsi del tempo e di capire. Si sta parlando di questi bambini come se fossero i figli del Parlamento, ma non si tratta di far vincere la destra o la sinistra. È mai possibile- si chiede il direttore dell’IdO- che se si parla di bambini, lo si fa sull’onda dell’emotività a seconda di come gira in quel momento l’Italia su una determinata questione?”.

Tutti i bambini che vivono le separazioni “provano disagio- afferma lo psicoterapeuta- un sentimento che peggiora se le separazioni dei genitori continuano, se la mamma o il papà cambiano partner. Da uno studio statistico, e non clinico, è emerso che nelle coppie etero il tasso di separazione varia dal 40 al 45%, in quelle omosessuali si attesta all’80%. Allora- sottolinea l’esperto- quello che gli adulti devono chiedersi è: ‘Nella realtà quante possibilità ho di dare una stabilità al bambino?’. Fermo restando l’affettività che un minore può ricevere all’interno di una coppia omosessuale, bisognerà anche domandarsi: ‘Il bambino sarà in grado di reggere quel che comporta avere due mamme o due papà nella società di oggi?’. La situazione è molto più complicata di quanto la stanno semplificando– avverte lo psicoterapeuta dell’età evolutiva- e questa semplificazione è ancora più negativa. Non bisogna prendere una posizione per forza, né tantomeno per un’idea politica”.

   – Cosa ne pensa dell’assenza della madre nella famiglia di una coppia omosessuale che ha fatto ricorso all’utero in affitto per avere un figlio? “È totalmente sbagliato ritenere che un bambino possa fare a meno della madre. In genere i bambini adottati subiscono il trauma dell’abbandono materno. Una sofferenza che, nella maggior parte dei casi, porta a sviluppare disturbi del comportamento (dall’Adhd ai disturbi di condotta; dai disturbi oppositivi provocatori alla depressione). È scorretto trattare il minore come un oggetto del divertimento e non come un bambino- aggiunge- favorendo con l’utero in affitto una spinta alla pratica dell’abbandono. Per di più la mamma surrogata non può essere criticata per aver guadagnato soldi in quanto facilmente si tratta di persone in difficoltà economica, ma certo è da condannare chi spinge queste ragazze ad affittare il proprio corpo a danno del minore”.

   – Crede che la società di oggi sia impreparata ad accogliere un bambino figlio di una coppia gay? “Certo. Noi stiamo confondendo il cambiamento tecnologico col cambiamento sociale che ha dei tempi molto più lunghi. Il fatto che i bambini siano in grado di apprendere molto facilmente l’uso di uno smartphone non vuol dire che siano pronti ad avere genitori dello stesso sesso. Dobbiamo maturare come società e come adulti- conclude il direttore dell’IdO- per poter raggiungere la tranquillità che un bambino viva serenamente la propria situazione, anche se diversa da quella dei coetanei”.

8 febbraio 2016
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