Metro C, Sindacati: "500 posti a rischio con lo stop ai cantieri" - DIRE.it

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Metro C, Sindacati: “500 posti a rischio con lo stop ai cantieri”

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ROMA – Oggi alle 12, davanti ai cancelli del campo base della Metro C, in via dei Gordiani, i lavoratori e i sindacati dell’edilizia Feneal Uil di Roma, Filca Cisl di Roma e Fillea Cgil di Roma e del Lazio incontrano la stampa per denunciare, con numeri e dati, “il completo fallimento della mobilità capitolina ed illustrare le proprie proposte e le prossime azioni“.

“Nonostante i disagi sopportati negli anni dai cittadini e lo scandaloso esborso di denaro pubblico- si legge in una loro nota- la metro C rischia di rimanere l’ennesima opera incompiuta capitolina. Con l’apertura delle procedure di mobilità (licenziamento per tutti) il Consorzio ha ufficializzato la chiusura dei cantieri: la metro C si fermerà forse a San Giovanni (stazione non ancora completata), e non vi sarà alcun prolungamento fino ai Fori Imperiali. Un’opera monca, dunque inservibile. Cinquecento i posti di lavoro a rischio, che si aggiungerebbero agli oltre 27.000 già bruciati in edilizia a Roma e provincia negli ultimi tre anni. Inoltre sono fermi anche i lavori per la costruzione della metropolitana B2. Una mobilità bloccata, con cui la politica ambisce a candidare la città alle Olimpiadi 2024. Una mobilità ferma al palo, che penalizza l’economia, la competitività, l’ambiente e la vivibilità. Roma, i lavoratori e la cittadinanza non lo meritano”.

L’opera deve andare avanti, i lavori riprendano. Chiediamo al prefetto Franco Gabrielli di incontrare il ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, per capire cosa intende fare per la linea C”. È quanto ha annunciato Raffaele Galisai della Cisl-Filca, nel corso di una conferenza stampa organizzata da Cgil-Fillea, Uil-Feneal e Cisl-Filca per fare il punto sui cantieri della linea C, bloccati dal consorzio Metro C spa a seguito di alcuni mancati pagamenti da parte degli enti finanziatori. Gli stessi sindacati, tramite una lettera, hanno poi chiesto un incontro allo stesso Gabrielli.

8 febbraio 2016
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