Sardegna

Regione Sardegna, Falchi lascia la giunta e Rossomori la maggioranza

dimissioni_falchi_sardegna2CAGLIARI – Come anticipato ieri, il secondo assessore della Giunta Pigliaru a rassegnare le dimissioni è Elisabetta Falchi, quota Rossomori. L’ormai ex esponente dell’esecutivo ha formalizzato la sua uscita dalla giunta stamattina e dovrebbe diffondere un video nel quale spiegherà le motivazioni del suo gesto. A ufficializzare e rendere pubbliche le dimissioni di Falchi, i vertici dei Rossomori, che oggi in una conferenza stampa fiume in Consiglio regionale (presenti tra gli altri il presidente del partito Gesuino Muledda, il segretario Marco Pau e il consigliere regionale Emilio Usula) hanno annunciato anche l’uscita del partito dalla Giunta e dalla maggioranza. Assente rumoroso all’incontro di oggi con la stampa, l’altro consigliere regionale dei Rossomori, Paolo Zedda, favorevole a un’uscita dalla giunta, ma contrario all’abbandono dalla coalizione.

“È una discussione tutta interna al nostro partito- taglia corto Muledda- Paolo ci ha detto che è e sarà sempre un consigliere dei Rossomori e ha espresso il suo dissenso a un’uscita dalla maggioranza”. Sulle motivazioni che hanno portato il partito a lasciare giunta e coalizione, Muledda non usa giri di parole: “La coalizione si è sfaldata. Il Pd in questi anni non è praticamente esistito, anche quando c’era un segretario, non ha esercitato la sua funzione di guida e collante“. Poi si toglie poi qualche sassolino dalla scarpa, e non risparmia duri attacchi, in particolare al presidente della Regione Francesco Pigliaru e al suo vice Raffaele Paci: “Se si dice, come ha fatto Paci, che è naturale che i paesi delle zone interne muoiano, vuol dire che non si sta adempiendo alla funzione di governo e si stanno spegnendo le speranze. E quando Pigliaru è assente quando 300 sindaci vengono accolti in Consiglio regionale, qualcosa non va”.

Per Muledda l’errore di fondo della giunta, “è stato dire che tutta la politica è sporca, e quindi il Consiglio e i partiti sono sporchi. Noi non siamo d’accordo con questa visione, perché vuol dire coltivare populismi a basso costo”. Il referendum costituzionale ha sicuramente svolto una funzione detonatrice nella scelta dei Rossomori, come spiega Pau: “Ci siamo resi conto, durante la campagna per il no, di quanto sia drammatica la situazione in Sardegna, con interi territori quasi alla disperazione, soprattutto nelle zone interne. Temi che non sono stati affrontati da questa Giunta”. Sul banco degli imputati finisce il Pd: “Hanno impedito qualunque coordinamento nella coalizione e in questa confusione, con qualche assessore, hanno costantemente lavorato per dividere i consiglieri regionali dai gruppi dirigenti dei rispettivi partiti”. Chiude Usula: “Noi siamo stati leali fino in fondo, partecipando anche ieri alla votazione per il rinnovo delle commissioni. Non abbiamo mai chiesto pezzettini di potere, gestione di Asl o enti, ma abbiamo lavorato da coalizione per obbiettivi comuni, più volte disattesi”. Ora quale futuro per i Rossomori? Muledda è chiaro: “Come partito lavoreremo per mettere insieme indipendentisti, sardisti, sovranisti e autonomisti, e tutte le energie intellettuali, politiche e sociali. L’obiettivo è costruire un progetto di grande governo”.

di Andrea Piana, giornalista professionista

7 dicembre 2016
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