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La prossima rivoluzione industriale? Passa dalla mobilità sostenibile VIDEO

workshop_unicusano_ROMA  – Una mobilita’ sempre più a misura d’uomo, sempre più adattata alle nuove esigenze delle citta’, intelligenti e dinamiche. Missione non facile da realizzare, soprattutto in un contesto complicato come quello italiano, che sconta difficolta’ storiche e disomogeneita’ del territorio. E tenendo conto che la sostenibilita’ ha diverse facce: da quella economica a quelle ambientali e sociali.

Tutte questioni al centro del terzo Workshop sulla Mobilita’ sostenibile organizzato dall’Universita’ Niccolo’ Cusano di Roma, cui hanno partecipato studiosi ed esperti del settore per scattare la fotografia di cio’ che succede oggi sulle strade in Italia, ma anche all’estero.

Una la caratteristica particolare che contraddistingue il nostro Paese: “Abbiamo il 50% di auto e il 133% in più di motocicli rispetto alla media delle altre citta’ europee con la mobilita’ più avanzata“, spiega Luca Persia, professore associato alla Sapienza, ricercatore ed esperto nello sviluppo di metodologie per il miglioramento della sicurezza stradale.


“Una situazione agevolata in parte anche dalle basse tariffe di parcheggio e di accesso alle zone più centrali delle citta’, e allo stesso tempo da un tasso molto più basso di presenza dei mezzi di trasporto pubblico”.

Ma non solo. Inutile negare che se esiste un ostacolo all’affermazione di una mobilita’ sostenibile, questo e’ sicuramente rappresentato dalle cattive abitudini ormai consolidate.

“Inutile pensare a come migliorare l’efficienza dei trasporti pubblici se poi si continua a parcheggiare in curva, in doppia fila o a occupare le corsie preferenziali“, sottolinea Persia.

Per fortuna la tendenza si sta lentamente invertendo e “si stanno sempre più diffondendo pratiche come il car sharing o il car pooling, insieme all’uso della bici”.

In generale, l’Unione europea ha finanziato finora molti programmi per la mobilita’ sostenibile, come il Civitas Capital. “Il problema pero’ e’ la loro applicabilita’ uniforme, perche’ ogni citta’ ha le sue caratteristiche e peculiarita’“.

Ecco perche’ la strada e’ composta da tre tappe: prima di tutto bisogna “individuare le citta’ confrontabili e assimilabili, poi vanno definiti gli indicatori di sostenibilita’, per passare infine alle misure che possono essere implementate. Uno studio che abbiamo compiuto su 50 citta’ italiane con oltre 100mila abitanti ha messo in risalto l’opportunita’ di tenere conto soprattutto di due fattori: le dimensioni e la densita’ di popolazione“.


Certo, in Italia tutto e’ complicato dalla “mancanza di normative dedicate, come quella per le auto senza pilota ad esempio- spiega Gino Bella, preside della Facolta’ di Ingegneria all’Unicusano- La speranza e’ che su questo settore possano intervenire delle direttive europee: la sostenibilita’, infatti, e’ alla base del prossimo sviluppo industriale che coinvolgera’ molte discipline”.

Oltreoceano, intanto, si sta mettendo nero su bianco il futuro. Come a Columbus, in Ohio, nel Nordest degli Stati Uniti. L’obiettivo? Ottenere tre zeri: zero incidenti, zero emissioni nocive, zero stress. Il progetto e’ portato avanti da circa due anni dall’Universita’ cittadina, grazie a un finanziamento di oltre 40 milioni di dollari per studi, esperimenti e prove su una speciale pista.


“In questo momento- spiega Giorgio Rizzoni, che insegna all’Ohio State University- stiamo sviluppando la realizzazione di sistemi a fibre ottiche per trasformare parte dell’autostrada a noi vicina in un tratto ad altissimo livello di automazione”. Perche’ la sostenibilita’ non deve essere “solo ecologica ma anche economica, in grado di portare benefici in ogni aspetto della vita quotidiana, facilitando l’accesso al lavoro, le operazioni commerciali, gli spostamenti dei residenti”.

Come fare tutto questo? “La nostra missione e’ reinventare l’automobile in ogni sua parte– evidenzia Rizzoni- Per fortuna questo e’ un periodo storico di forte immaginazione: e’ come se fossimo all’inizio del ‘900, con il futuro tutto da inventare e sviluppare”. Un futuro che sembra essere gia’ a portata di mano, come dimostrano gli studi sulla conversione di una normale auto in una auto ibrida a energia solare, per cui “l’Universita’ di Salerno- spiega Dario Marra, ricercatore del dipartimento Eprolab- e’ in cerca di finanziamenti per l’industrializzazione, dopo la fase di sperimentazione del prototipo”.

7 novembre 2016
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