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A Bologna voglia matta di start up: ne nascono due alla settimana

BOLOGNA – E’ boom di start up sotto le Due Torri. Nei primi sei mesi dell’anno a Bologna sono nate 51 giovani imprese innovative, il 15% in più rispetto al primo semestre del 2016. In parole povere, significa che sono nate in media otto nuove start up al mese e quindi due alla settimana. Dunque, a giugno le start up iscritte al registro della Camera di commercio felsinea erano 234, in crescita dall’inizio dell’anno del 24%, contro un incremento medio in Italia inferiore al 10%.

Tra le città metropolitane, Bologna è seconda, dopo Milano, per numero di start up innovative ogni mille imprese, ed è terza per crescita dopo Venezia e Napoli. Questi numeri fanno di Bologna la prima città in regione per numero di aziende neonate ad alto valore aggiunto, con una quota del 29%.


IL 22% OPERA NELL’INDUSTRIA, il 78% NEI SERVIZI

Delle start up innovative che hanno sede a Bologna il 22% opera nel campo industriale e il 78% fornisce servizi ad alto valore aggiunto, in particolare nello sviluppo di software. Al 30 giugno non si registravano a Bologna start up innovative nel settore agricolo e nel turismo. Nove su 10 sono costituite come società a responsabilità limitata, il 2% è una società cooperativa.

Il 21,8% delle start-up innovative che hanno aperto i battenti nella prima parte del 2017 opera nell’industria: in particolare il 20,9% nella manifattura e lo 0,9% nelle costruzioni.

A raccogliere il maggior numero di queste imprese è, però, il settore dei servizi, che conta il 78,2%, di cui il 2,6% nel commercio ed il 75,6% negli altri servizi. Si tratta per lo più di start up di produzione di software, consulenza informatica (34,6%), ricerca scientifica e sviluppo (12%), altre attività professionali, scientifiche e tecniche (11,1%), servizi di informazione (10,3%) ed altre attività dei servizi (7,7%).

NESSUNA START UP PUNTA SU AGRICOLTURA O TURISMO

Al 30 giugno a Bologna non ci sono start-up nel macrosettore dell’agricoltura e neanche nel campo del turismo. Invece, si contano 35 nuove imprese ad alto valore tecnologico in ambito energetico, il 2,9% in più rispetto alla fine del 2016 e il 25% in più rispetto allo stesso periodo del 2016.

Più della metà (57,1%) ha come attività la ricerca e sviluppo sperimentale nel campo delle scienze naturali e dell’ingegneria. Il 22,9% invece svolge ricerca e sviluppo sperimentale nel campo delle biotecnologie. Seguono con il 5,7% la fabbricazione di motori, generatori e trasformatori elettrici e la fabbricazione di rubinetti e valvole.

di Vania Vorcelli, giornalista professionista

07 ottobre 2017

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