Lazio

Nel Lazio il 60% dei genitori non conosce vaccino Meningococco B /VIDEO

vacc1ROMA – Sei genitori su dieci, nel Lazio, non sanno che dal 2014 e’ disponibile un vaccino contro uno dei batteri responsabili della peggiore forma di meningite, la cosiddetta “fulminante”. Lo dice un focus sulla Regione Lazio, parte di un’indagine sulla prevenzione della meningite da Meningococco B, effettuata sul territorio nazionale dal Censis in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità, che ha preso in esame i casi di 600 genitori residenti nel Lazio con figli da 0 a 12 anni. Secondo l’indagine, l’87% conosce la meningite. Il pediatra è la principale fonte di informazione sulla vaccinazione (71%), ma il 60% delle famiglie non è a conoscenza della disponibilità del vaccino contro il meningococco B disponibile dal 2014. Per il 95% dei genitori sono necessarie campagne di sensibilizzazione sulle strategie di prevenzione. “Dalla ricerca emerge la necessità di una maggiore informazione relativamente al tipo di vaccino, al tipo di malattia- spiega la dottoressa Paola Stefanelli dell’Iss- I genitori normalmente sono favorevoli alla vaccinazione perche hanno paura della malattia da meningococco, che puo essere mortale. Forse sanno meno che puo’ portare conseguenze al livello neurologico. Una maggiore informazione aiuterebbe ad avere un parere favorevole rispetto alla vaccinazione“.

I NUMERI DELLA RICERCA Lo studio evidenzia che non persistono molti dubbi sulla malattia: il 64% considera la meningite molto grave e il 34% la ritiene abbastanza grave. Ad averne paura è il 48% degli intervistati, in particolare per il possibile esito letale (39%), la difficoltà di distinguerne i sintomi (34%) e i gravi danni che può causare (29%). Tra coloro che dichiarano di conoscerla (l’87%), il 92% sa che le parti colpite sono il cervello e il midollo spinale, il 70% sa che la patologia si trasmette per via respiratoria, il 29% è a conoscenza del fatto che si può anche contrarre attraverso il contatto con oggetti contaminati. Il 16% invece pensa erroneamente che la meningite possa essere trasmessa anche attraverso trasfusioni di sangue o il contatto con aghi e siringhe infette. In merito ai soggetti più a rischio, il 67% dei genitori sa che si tratta dei bambini fino a 5 anni, solo il 6% sa che anche gli adolescenti e i giovani tra i 15 e i 25 anni rappresentano una fascia di popolazione a rischio. Tra i principali sintomi della meningite rintracciabili in un neonato e in un bambino, secondo i genitori il principale campanello d’allarme è la febbre (79%) e il forte mal di testa (32%). Sono meno citati altri sintomi, come l’irrigidimento della nuca (12%), le convulsioni (11%), l’irritabilità (7%), la sonnolenza o lo scarso appetito (5%), e solo l’11% sa che la patologia può anche presentare sintomi non specifici rendendola confondibile con altre malattie. In merito alle conseguenze che può avere, una larga parte dei genitori è consapevole che aver contratto una forma batterica di meningite può comportare una serie di conseguenze anche molto gravi. Il 58% dei genitori sa che la morte può essere una possibile conseguenza, così come il ritardo mentale (46%), mentre il 14% indica tra le possibili conseguenze la paralisi, il 12% problemi motori, l’8% disturbi visivi. La malattia ha una progressione molto rapida, gli esiti si verificano generalmente tra le 24 e le 48 ore: un’informazione che non sfugge alla grande maggioranza dei rispondenti (il 58%), mentre il 22% pensa che sia meno rapida e che gli effetti si verifichino trascorsa una settimana o dieci giorni e il 4% ipotizza tempi ancora più lunghi.


SÌ AI VACCINI, MA LE INFORMAZIONI SONO ANCORA SCARSE L’80% dei genitori del Lazio ritiene di aver vaccinato contro la meningite i propri figli o afferma di avere intenzione di farlo, mentre il 6% non è a conoscenza della possibilità di vaccinare contro questa patologia. I genitori che scelgono di vaccinare il proprio figlio contro la meningite lo fanno nel 46% dei casi perché la malattia fa paura e nel 32% perché credono nella prevenzione delle malattie attraverso la vaccinazione. Al contrario, coloro che scelgono di non vaccinarlo lo fanno per la mancanza di fiducia nelle vaccinazioni: il 33% perché non si fida dei vaccini in generale, il 19% perché non si fida dei nuovi vaccini, il 15% perché ha paura delle conseguenze negative della vaccinazione. La principale fonte informativa sui vaccini contro il meningococco è il pediatra (42%), ma il 26% ha dichiarato di non aver mai ricevuto informazioni su tutte le vaccinazioni disponibili contro il meningococco. In particolare, sul nuovo vaccino contro il meningococco B si rileva una maggiore carenza informativa: il 60% degli intervistati laziali non è a conoscenza della sua disponibilità.

SERVONO CAMPAGNE DI SENSIBILIZZAZIONE Il 95% dei genitori è convinto che sarebbero necessarie campagne di sensibilizzazione della popolazione affinché ogni cittadino adotti le corrette misure di prevenzione contro questa patologia, il 90% sostiene che nelle scuole e nei luoghi di lavoro non sono sufficienti gli interventi volti a promuovere la conoscenza della patologia, il 90% evidenzia che i media non ne trattano le conseguenze in modo adeguato. L’approccio culturale nei confronti della vaccinazione è articolato. Infatti, il 34% dei genitori pensa che siano utili e sicure, il 33% è favorevole solo a quelle obbligatorie e gratuite, il 25% decide di volta in volta e il 6% si dice contrario giudicandole rischiose.

I COSTI Nel Lazio la vaccinazione prevede un ciclo di 4 richiami del costo di circa 80 euro ciascuno.

6 luglio 2016
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