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Colombia, l’Italia collabora per lo sminamento/FOTO

mineROMA – In Colombia, in un processo non facile che sta portando il paese verso la pace con le guerriglie delle Farc e dell’Eln, il postconflitto è una partita di grande interesse in cui l’Italia gioca la sua parte soprattutto nelle operazioni di sminamento dei campi rurali dove le guerriglie hanno piazzato talmente tanti ordigni rudimentali da rendere la Colombia il secondo paese al mondo per numero di mine antiuomo dopo l’Afghanistan. Secondo i dati ufficiali, negli ultimi 25 anni, le persone colpite sono state 11.408, di cui 2.255 hanno perso la vita. Oltre il 40% sono civili non coinvolti nel conflitto e solo per il 2021 il governo stima che l’attività di bonifica sarà completata.
L’Italia, nel marzo del 2016 grazie al lavoro congiunto tra l’Addettanza militare italiana in Colombia e l’Iila, l’Istituto Italo Latino Americano, ha già effettuato con specialisti dell’Esercito italiano un corso di formazione per personale militare colombiano e si lavora per una nuova attività congiunta futura. La Direzione per la azione contro le mine che dipende dal Ministero del postconflitto, ha stimato che sminare il territorio colombiano, per il 43% afflitto da questo problema, costerà al governo colombiano – supportato dalla comunita’ internazionale – circa 330 milioni di dollari. In cambio si guadagnerà molto terreno per le coltivazioni principalmente di cacao e caffè.

IERI A BOGOTA’ LA CELEBRAZIONE PER LE FORZE ARMATE

colombia_forze-armate-3Con la deposizione di una corona al Monumento ai caduti, alla presenza dei massimi rappresentanti italiani in Colombia – l’addetto militare, il colonnello Giuseppe Cavallari e l’Ambasciatrice Caterina Bertolini – e con la partecipazione delle alte cariche militari estere e colombiane, si è celebrata ieri a Bogotà la Giornata delle Forze armate italiane. Dal palco dell’evento è stato letto il messaggio del ministro della Difesa italiano, Roberta Pinotti, concentrato sui valori che animarono i tanti giovani italiani che versarono, durante la Prima guerra mondiale, il proprio sangue sulle pietraie del Carso, dell’Isonzo, sul Piave e del Monte Grappa senza avere neanche il conforto della sepoltura. Gli stessi valori che oggi continuano ad animare, sia in Italia che all’estero, l’operato di chi porta le stellette facendo guadagnare stima e ammirazione in tutti gli ambienti.
di Silvio Mellara, giornalista
5 novembre 2016
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