Emilia Romagna

Fiera Bologna, Bonaccini: “Da domani si tratta, calare i toni”

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BOLOGNA – Dopo il presidente della Fiera di Bologna, Franco Boni, anche il governatore dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini chiede a lavoratori e sindacati di abbassare i toni. Anche perchè domani inizia la trattativa vera e propria. “E’ il modo migliore per passare dalle affermazioni e gli slogan a un po’ di ciccia sul tavolo, per vedere cosa possiamo fare”, manda a dire Bonaccini, che prova a rassicurare i dipendenti di via Michelino, già contrari all’ipotesi di essere dirottati in una cooperativa esterna. “I lavoratori devono sapere che mediamente non lasciamo solo nessuno e abbiamo anche il dovere di farlo- afferma il presidente, questa mattina a margine di una conferenza stampa in Regione- ci interessa non lasciare mai da solo nessuno: col Patto per il lavoro vogliamo aumentare l’occupazione, non la disoccupazione”.

S. Bonaccini

S. Bonaccini

Domani è in programma un primo incontro tra i sindacati e i vertici della Fiera, sui 123 licenziamenti annunciati da via Michelino. “Mi pare intanto che ci sia un punto fermo”, ragiona Bonaccini. Ovvero, “si inizia a dialogare e a trattare davvero e non tramite i giornali, le manifestazioni o le lettere”. Quanto ai toni della protesta, aggiunge il presidente, “chi fa il mio mestiere deve accettare ogni tanto anche qualche fischio e non solo applausi. Certo, se si possono utilizzare parole un po’ più responsabili, invece di affermazioni come ‘assassini‘, farebbe piacere”. Bonaccini ribadisce dunque l’impegno della Regione a salvare i lavoratori, “pur avendo meno del 10%” delle quote della Fiera, ci tiene a sottolineare però il presidente. “Si tenga in conto anche di questo, per evitare demagogie- manda a dire Bonaccini- abbiamo a che fare anche con i soci privati, indispensabili se questa Fiera vuole andare avanti. E ci sono gli altri soci pubblici, a partire dal Comune di Bologna. Ma io non mi sono mai sottratto alle mie responsabilità”.

Fiera entrata con scritta 2Insomma, la Regione crede nella Fiera di Bologna. Bonaccini ricorda i cinque milioni di euro investiti pochi mesi fa e il progetto di polo unico delle fiere in Emilia-Romagna, per “rafforzare il sistema” dell’intera regione creando un “all’altezza di Milano e delle fiere europee”. Il presidente non manca di citare Eima, che “potrebbe rinnovare”, e il Motor Show, “che torna a Bologna“. Ma, aggiunge, “c’è anche un tema che riguarda i conti della società, che non possono essere scassati se si vuole continuare a investire per il futuro”. Nel frattempo, però, i sindacati non mollano. La Uil Emilia-Romagna, annuncia in una nota il segretario regionale Giuliano Zignani, “non vuole sedersi al tavolo con la spada di Damocle dei licenziamenti. E’ fondamentale bloccare la mobilità e in modo contestuale illustrare il fantomatico piano industriale della Fiera”.

fiera_bologna_protesta2Zignani parla di “scorrettezza e malafede” nella vicenda Expo, rispetto alla quale però “direttori, manager e consulenti vari cadono sempre tutti in piedi o a sedere su uno strapuntino reperito in extremis”. A pagare invece sono le “123 famiglie che rischiano di finire sul lastrico a causa dell’incompetenza altrui”. Dichiarando “in modo unilaterale” la mobilità di 123 lavoratori, insiste il leader Uil, la Fiera “mette in seria discussione ben due accordi: il Patto per il lavoro e quello per la Città metropolitana. E fissa le regole come più le aggrada, pensando di avere mano libera, forse grazie anche alla ribadita fiducia del sindaco di Bologna”. Zignani attacca anche Virginio Merola. “Sarebbe un atto gravissimo- avverte il sindacalista- avendo il sindaco appena eletto sottaciuto della gravità della situazione, oltre a essere stato sostenitore, con tanto di piroetta finale, della precedente gestione”.

di Andrea Sangermano, giornalista professionista

5 luglio 2016
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